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Cucinare è un’arte, l’arte di amare

29 novembre 2012

Ieri, in tarda serata, mio fratello, simulando una vocina da bambino mi chiede: ”Me li fai i dolcetti al cioccolato?” Ci penso due secondi, è tardi, sono quasi le 23:00, ma mi alzo e vado in cucina. Controllo se ho tutti gli ingredienti necessari, e la cucina assume l’aspetto di un laboratorio magico. La serenità e il divertimento regnano per qualche ora (tarda) a casa nostra.

Quello che è successo ieri sera, mi ha innescato una serie di pensieri che inizialmente sembravano caotici, ma che a ben guardare, si sono integrati tutti in un unico discorso.

Cucinare è un’arte, l’arte di amare.
Spesso ci si ritrova a preparare “qualcosa di buono” per le persone che amiamo. Già nel mettere insieme gli ingredienti abbiamo amore. La forza di questa misteriosa magia ci aiuta a mescolare, creare, decorare, preparare un dolce o qualsiasi portata, con in mente la persona amata. L’amore a cui mi riferisco, non è quello scimmiottato dai libri per adolescenti, quello del batticuore e delle farfalle nello stomaco per intenderci, ma una forma di Amore più profondo, quello che Fromm definisce come una naturale predisposizione nel prendersi cura dell’altro, nell’essere solleciti nei suoi confronti, nel promuovere la sua crescita. Questo Amore non incatena, non blocca lo sviluppo dell’altro per paura di perderlo, vede l’altra persona per quella che realmente è, e non come vorremmo noi che fosse, e gioisce per ogni suo sviluppo, per ogni sua crescita, senza paura di perderla.

Cucinare è un’arte e l’arte è espressione di sé. Nel preparare un dolce, così come nel dipingere, scrivere una poesia, una canzone, l’individuo esprime pienamente sé stesso, libero dai vincoli sociali che spesso imbrigliano lo sviluppo delle nostre potenzialità, per cui si potrebbe addirittura pensare che cucinare sia terapeutico, se per terapeutico intendiamo ogni atto che permetta l’espressione libera di noi stessi con la conseguente espansione del nostro sé. Quando cuciniamo per qualcuno che amiamo abbiamo una sensazione di benessere!

Il benessere soggettivo che proviamo ogni volta che facciamo qualcosa che parta direttamente da noi, dal nostro interno, dalla capacità di saper ascoltare i nostri bisogni interni e di realizzarli, porta alla conseguenza che nella vita, per poter fare (e fare bene), dovremmo sempre seguire quella nostra voce interna che già sa dove dobbiamo arrivare e come, ma che spesso, per volere o dovere mettiamo a tacere.
Quando ascoltiamo la nostra voce interna, il lavoro non è più faticoso, ma tutto procede in un modo fluido, naturale e spontaneo, diversamente da quando ci troviamo a dover eseguire compiti che provengono dall’esterno. Quante volte ci siamo trovati in una condizione di impasse, proprio nei momenti più importanti del nostro lavoro? Quante volte non riusciamo a scrivere quel progetto così importante, o effettuare quel cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno? Allora ci mettiamo lì e pensiamo, pensiamo, pensiamo, cerchiamo di pensare alla cosa più intelligente che possiamo, ma come risultato ci ritroviamo con idee farraginose, poco fluide, meccaniche, che non ci soddisfano e siamo immersi in una nebbia grigia dalla quale sembra impossibile uscire.

Cosa fare allora? La cosa migliore da fare in questi momenti è il non fare! Smettere di pensare alla cosa intelligente, geniale, smetterla col pensiero razionale e cominciare a fare altro, dedicarci a ciò che amiamo, e mentre faremo altro, come per magia, arriverà l’illuminazione, l’insight, quell’idea geniale sulla quale ci eravamo tanto scervellati in precedenza. Questo perché dobbiamo lasciar fare il suo corso alla “nebbia”. Solo lasciandola lì, non sforzandosi di cacciarla via, essa in modo naturale si diraderà e potremmo naturalmente e senza fatica scorgere quella figura, quella Gestalt, quell’idea significativa, importante, che sarà tanto più originale, bella, innovativa, proprio perché nata da noi stessi (e dalla nostra confusione).

La preparazione dei dolcetti, ieri sera è stata come terapeutica per me. Volevo scrivere un post, ma non riuscivo a trovare qualcosa di spontaneo, interessante. Tutto ciò che veniva fuori era un discorso tecnico, meccanico, poco autentico. Ho deciso quindi di staccare il pensiero e fare altro. Mentre preparavo i dolci sentivo l’amore e l’euforia e mi sono chiesta perhè non scrivere qualcosa proprio sulla creatività e sulle difficoltà che spesso incontriamo quando dobbiamo creare qualcosa di originale.

Stamattina, è stato come se il post si fosse scritto da solo!

Info su Maria Bruno

Psicologa Clinica e di comunità, esperta in Psicologia delle organizzazioni e in Psicoterapia della Gestalt Umanistico-esistenziale.

Una replica a “Cucinare è un’arte, l’arte di amare”

  1. […] a Città della Scienza, la sua telefonata al figlio, le sue parole. Penso poi al post di Maria, il parallelismo tra l’amore e l’arte di cucinare.  E non posso far altro che pensare a Lei in questo giorno, che per 31 anni non è stato altro che […]

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