Ne parliamo tra amici, col profumo di caffè nell'aria.
Ultimi post
Ultimi commenti
Archivi

Elochka. “il lavoro delle mie mani e della mia testa”

11 febbraio 2014

Mi chiamo Ela Siromascenko. Sono nata 29 anni fa a Constanta, una bellissima città sul mare, in Romania. A 19 anni sono andata a vivere a Bucarest per l’università.  A 20 anni ho iniziato a lavorare. Telemarketing, call center, poi economista in banca, e poi marketing specialist nella più grande catena di cinema multisala che operava in Romania. Nel frattempo, ho preso la laurea in marketing, un master in pubblicità e PR, e nel 2009 ho iniziato il dottorato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Bucarest. La mia vita sembrava avere una traiettoria e pensavo di sapere la ricetta per andare sempre più in alto: lavorare sodo, studiare, migliorare sempre il curriculum. E anche se mi piaceva tanto viaggiare, non volevo assolutamente lasciare la Romania per vivere in un altro paese. Stavo benissimo a casa mia.

cucito

Tutto è cambiato all’inizio del 2011, dopo aver conosciuto Luca, milanese, che è diventato il mio fidanzato. Dopo 10 mesi di via-vai tra Bucarest e Milano, abbiamo deciso di vivere insieme. Il mio programma di studi del dottorato prevedeva la possibilità di passare un periodo  come “visiting student” in qualsiasi università nella UE, quindi ho colto l’opportunità e sono stata accettata come visiting student presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche.  ll 30 dicembre del 2011 mi sono trasferita a Milano.

Gli 8 mesi di studio li ho passati a finire la tesi di dottorato, imparare l’Italiano, e cimentarmi nella sartoria, che era un hobby che avevo scoperto nel 2010. Poi ho deciso di rimanere in Italia.  Mi sentivo ripetere spesso “con il tuo curriculum, troverai subito un lavoro nel marketing” e pensavo che la mia “ricetta” avrebbe funzionato senza problemi. Sbagliato. A Ottobre 2012, dopo aver finito il dottorato, ho iniziato a cercare lavoro a Milano. Ho mandato curriculum per tutti i posti disponibili e non, dall’ “assistente marketing” (“sii umile”, “sei una straniera”, “c’è la crisi” ecc.) al “direttore marketing”. Ho fatto pure la selezione per commesse da Zara. Dopo 6 mesi e un paio di colloqui non andati a buon fine, eccoci a Marzo 2013 ancora senza lavoro.

Nel frattempo stava succedendo qualcosa. Negli ultimi mesi di dottorato, mi prendeva sempre di più questo hobby della sartoria, che studiavo da sola tramite Internet, libri e riviste. Anche se da quando ero piccola mi piaceva fare vestitini alle bambole, e disegnare “abiti da principessa”, nessuno mi aveva insegnato a cucire. Però fatto sta che, alla fine del dottorato, mi trovavo già con qualche abitino in casa. Nello stesso tempo in cui ho iniziato a cercare lavoro, a Ottobre del 2012, ho aperto Elochka Handmade, un piccolo negozio online sulla piattaforma Etsy.com, dove ho esposto i 15 outfit che avevo cucito per hobby, fotografati da una mia amica, e con un’altra amica che mi faceva da modella.

Avevo scoperto Etsy nel 2011, sapevo che alcuni ce la facevano a vendere cose fatte a mano lì e pensavo “sarebbe bello…” Nella prima settimana ho venduto 4 capi. Poi, nulla. Ho quasi lasciato perdere l’idea, siccome la mia priorità era cercare lavoro. Non pensavo ancora a crearmelo.

Torniamo a Marzo 2013. Dopo 6 mesi di ricerca, e dopo una risposta negativa per un lavoro che pensavo già fosse mio, ho capito: stavo solo perdendo del tempo. Ho ripreso, quindi, il pc ed ho dato una spolverata al mio negozio su Etsy. Ho rinnovato i prodotti, ho studiato come funziona la SEO dentro la piattaforma, e lo stesso giorno sono iniziati ad arrivare ordini. L’ho preso come un segno del destino ed ho messo tutte le energie per farlo funzionare. Dopo altri due mesi in cui continuavo a ricevere ordini, ho deciso di avviare l’attività. La mia famiglia mi ha aiutato con la somma necessaria per l’avviamento, e a Luglio 2013 ho aperto la Partita IVA, ho comprato la macchina da cucire industriale, il tavolo per il taglio ed altri strumenti mancanti con cui ho allestito, come atelier, una stanza del bilocale dove vivo con Luca.

cucito1

Il mio lavoro è questo: creo e propongo dei modelli d’ispirazione vintage (soprattutto abiti da cerimonia nello stile degli anni 50)  nel mio negozio online. In base a questi, le mie clienti ordinano degli abiti su misura per loro. Spesso mi chiedono delle modifiche su un modello specifico e cosi nascono nuove varianti. Quelle che mi piacciono particolarmente le propongo poi nel negozio come modelli disponibili su ordinazione, e così il negozio cresce.

Le clienti arrivano nel mio negozio cercando cose specifiche per il loro bisogno (per esempio “abito da ballo verde anni 50”, ecc) nel motore di ricerca della piattaforma Etsy o su Google. Il trucco è avere un buon SEO in modo che tra i tantissimi risultati di ricerca che vengono fuori spuntino i miei prodotti. Per farmi pubblicità uso tantissimo anche la mia pagina Facebook e il mio blog

C’è un’interazione molto stretta con le clienti e con le loro richieste. Anche se si svolge tutto online tramite mail, lavoriamo insieme sul modello, sul tessuto, sul colore, mi mandano le misure, e io realizzo il capo in base alle loro richieste. Poi una volta realizzato, lo spedisco personalmente tramite le Poste.

Non avendo dipendenti, sono designer, sarta, amministratore delegato, marketing manager, ma anche segretaria e donna delle pulizie. Mi sono scordata l’idea degli orari di lavoro tipo 9-18. Se mi arriva una richiesta a mezzanotte  e sono sveglia, rispondo. Se no, potrebbe essere un potenziale ordine perso. A volte le deadline sono dure, ma se devo cucire finno alle 23:00 o dalle 7:00 del mattino per far felice una sposa o una damigella, lo faccio volentieri. Mi sono scordata dell’idea della busta paga a fine mese, ma in cambio ricevo la soddisfazione di poter vivere modestamente ma dignitosamente con il lavoro delle mie mani e della mia testa.

Poi io credo ci sia sempre qualcosa di nuovo da imparare, quindi da Settembre 2013 seguo anche un corso di sartoria in una delle migliori scuole di Milano, per arricchire le mie conoscenze tecniche e per poter offrire dei prodotti più vari.

Il mio obiettivo è aprire un piccolo atelier fuori casa tra qualche anno, con due sarte che mi aiutino con la confezione dei capi. Spero anche di poter ridare presto i soldi alla mia famiglia. E anche se ci ho messo tanto a capirlo, so che non potrei più vivere senza toccare i tessuti e senza vederli trasformarsi in oggetti che le donne indosseranno nei giorni importanti delle loro vite. E poi, c’è qualcosa di affascinante, una magia, nel vedere come prendono vita gli stili del passato, proprio dalle  mie  mani.

La via per diventare un artigiano vero e proprio è lunga ed ho appena iniziato, ma ho fiducia che questa attività sfrutterà sia le mie conoscenze di marketing e comunicazione che mi hanno dato i miei studi, sia il mestiere artigiano che sto imparando man mano che vado avanti. E penso che, nonostante le difficoltà, l’Italia sia il posto migliore per fare tutto ciò.

Info su Ela Siromascenko

Ela Siromascenko è la titolare di Elochka, ditta individuale che si occupa della creazione e produzione artigianale di abbigliamento in stile vintage, che vende online tramite il suo negozio ElochkaHandmade. Di origine rumena, laureata in marketing e con un dottorato in Scienze della Comunicazione, vive in Italia da 2 anni. Nel 2013, dal suo atelier situato alle porte di Milano sono partiti oltre 100 capi di abbigliamento fatti a mano, per clienti situati negli Stati Uniti, Australia, Inghilterra, Francia, Spagna, Irlanda, Canada, Slovakia, Singapore, Olanda o Giappone.

16 risposte a “Elochka. “il lavoro delle mie mani e della mia testa””

  1. Ingrid ha detto:

    Ciao Ela!
    Innanzitutto, complimenti per la tua tenacia e la forza di volontà che metti nel tuo percorso! Ti ammiro!
    Io vorrei iniziare un corso di sartoria a Milano, ma ho “paura” per quando finirà; è una strada che porta a sbocchi professionali abbastanza sicuri oppure è un settore un po’ in crisi? So che se mi piace non dovrei buttarmi lo stesso, ma data la tua esperienza volevo un tuo parere.
    Grazie e ancora complimenti!

  2. Diana ha detto:

    Mi ha molto colpito la tua storia.
    Anch’io ho deciso, come te, di cominciare a vendere i miei abiti lavorando da casa. Ho frequentato una scuola di moda e per 2 anni sono stata in una sartoria. Avrei da farti una domanda come funziona il sito e-commerce al quale tu sei iscritta, quanto hai pagato per aprirlo?

    • Ela Siromascenko ha detto:

      Ciao Diana,
      Sono contenta che ti sei ritrovata nella mia storia.
      Ora per rispondere alla tua domanda, per aprire un negozio su Etsy non si paga niente oltre all’importo di 0,20 dollari dovuto per ogni prodotto che crei nel tuo negozio. Poi ad ogni transazione la piattaforma trattiene una piccola commissione sull’importo della transazione stessa, ma questi sono costi che avvengono una volta che inizi a vendere.
      Mi scuso per la risposta in ritardo e ti auguro tutta la buona fortuna per la tua nuova attività!

  3. Maria Teresa fenoglio ha detto:

    Cara amica, l’idea di abiti vintage è geniale. Mia figlia, ad esempio, che si è sposata a settembre, ha voluto un abito così, che le stava benissimo. Complimenti per la tua iniziativa, in cui manualità, ma anche cultura, trovano una bella sintesi. Non preoccuparti per le critiche in po’ cretine che leggo qui: l’invidia fa brutti scherzi!

  4. manuela ha detto:

    orrendi non li metterei nemmeno a fare le pulizie di casa. mi piacerebbe sapere su quale pianeta indossano abiti come questi per non parlare delle stoffe!tra le fantasie delle stoffe e il modello “GIUDITTA”L’ umanità dovrebbe chiederti i danni .IMBATTIBILE MADE IN ITALY

    • Ela Siromascenko ha detto:

      Ciao Manuela,
      Ti ringrazio per il tuo feedback. Apprezzo le critiche e sono convinta che mi aiuteranno a migliorare l’estetica dei miei modelli. Per quanto riguarda lo stile degli abiti (molti di loro realizzati in collaborazione con le clienti stesse), insisto, come in un’altro commento, sul fatto che piacere o no alle persone è una questione soggettiva, così com’è soggettiva e libera anche la decisione di ordinarli o no. Di persone che indossano i miei abiti ce ne sono, altrimenti la mia attività non esisterebbe.

      • manuela ha detto:

        Ma non ti devi migliorare facendo la “gavetta” con i soldi dei clienti. Semplice lavorare così! Hai detto che hai clienti dall’ Australia, america, spagna, francia, giappone ….facile, di sicuro non hanno modo di tornare e riportarti il (chiamiamolo) vestito!Prima di metterti sul mercato fatti una scuola seria e ogni tanto anche qualche corso di aggiornamento. Sai quante clienti vengono da me disperate, che si sono affidate a sarte improvvisate come te (che facevano i vestiti alle bambole), per chiedermi di fare miracoli sui lavori tagliati e cuciti con i piedi! CI VUOLE PROFESSIONALITA’.

        • Ela Siromascenko ha detto:

          Manuela,
          Nel mio lavoro metto il massimo impegno e la massima trasparenza. Nel mio negozio c’è anche la possibilità di lasciare un feedback per gli acquisti, e finora il feedback delle clienti è stato positivo. E se qualcosa non dovesse andare bene con un abito che ho fatto, sono la prima a fare di tutto per rimediare la situazione e per assicurarmi che la cliente sarà soddisfatta.

        • Giorgia ha detto:

          Ci vuole anche onestà, se è per questo, e il racconto di donne esasperate da un abito che La supplicano di miracolarle fa sorridere, a dire poco.
          Tutti hanno imparato sul lavoro. Nessuna scuola può preparare completamente a tutti i problemi che si trovano poi sul posto di lavoro, e questo è noto soprattutto a chi di scuola ne ha fatta tanta. Chi ne ha fatta poca, se la sua intelligenza non lo assiste, si concede di credere di sapere tutto.
          Ela inoltre, lo so personalmente, di scuola ne ha fatta, ne sta facendo e si continua a tenere aperta la possibilità di imparare ancora.

          Se Lei conoscesse più a fondo il funzionamento della vendita su internet, penso rimarrebbe sorpresa dalla quantità di modi che esistono per protestare per un acquisto insoddisfacente, riavere il denaro, restituire la merce e, da ultimo, persino arrivare a far chiudere bottega a chi lavora male.

          Il lavoro di Ela non brilla -ancora- per perfezione e cura dei dettagli, sono d’accordo, e forse dovrebbe spendere più tempo, quando serve, a disfare una cucitura venuta male o stirare perfettamente i capi. Ma la sua opera rimane comunque qualitativamente superiore a quello di catene come, mettiamo, Zara, e inoltre consente di avere una taglia diversa dalle misure standard dell’azienda di turno.
          I prezzi del resto non sono da haute-couture e vengono, evidentemente, ritenuti accettabili.
          Lo stile dei vestiti poi è pura e semplice questione di gusto personale, e il fatto che a Lei non piacciano significa soltanto che preferirà altri venditori.

          Dato che Lei afferma di saper fare di meglio di Ela ne siamo tutti lietissimi e Le auguriamo ogni fortuna nella Sua attività e magari di trovare presto il modo, proprio come ha fatto Ela, di espandere il suo mercato.

          Ma solo chi non fa non sbaglia.

  5. MARIA TERESA ha detto:

    Ciao,
    ho letto l’articolo cercando storie simili in rete, come si capirà vorrei realizzare il mio sogno di realizzare la mia linea di abbigliamento, complimenti e tieni sempre a mente che i sogni sono la nostra forza che ci sostiene nei momenti buii … la mia è una storia diversa ma vorrei che portasse allo stesso finale .. vorrei però dire, in riferimento al commento sui tuoi abiti, che inanzitutto bisogna sempre rispettare e ammirare chi ha il coraggio di provarci, in merito al gusto credo che sia sopratutto soggettivo e personale ma credo che la cosa più bella sia interpretare la moda attraverso la propria personalità e indossare capi che escono dall’ordinarietà dimostra molta sicurezza e la voglia di affermarsi, vestirsti tutti uguali in base alla moda del momento non è altro che essere tante persone uguali anonime …

    Vai avanti cosi …. non mollare e credi sempre nelle tue capacità!!

    ciao!

    • Ela Siromascenko ha detto:

      Ciao Maria Teresa,
      Grazie per il tuo commento . Sono contenta se anche altre persone si ritrovano in questa storia, e hai ragione sui sogni. I sogni e la passione sono i motori che ci fanno andare avanti, nonostante tutte le difficoltà. Io ringrazio alla sorte per tutto questo percorso, anche per le critiche, le trovo costruttive e mi aiutano a rimanere con i piedi per terra e a desiderare sempre il miglioramento. Ti auguro buona fortuna nel compiere il tuo sogno, studia tutti gli aspetti, fai bene i tuoi compiti, rimbocca le maniche e vai! 🙂

  6. libera ha detto:

    Ciao Ela,
    Che bella persona che sei! Ti amiro tantisimo e anche il tuo lavoro. So come e difficile questo lavoro. Io ho lasciato un lavoro molto stabile nell’abbigliamento come modellista in Inghilterra per vivere qui in Italia, I mie sogni erano grandi, volevo lavorare a nord per qualche azienda importante nel mio settore, per poi trovare che se non hai conoscenze importanti non vai avanti anche con esperienza e una buona scuola. Mi sono sposato qui a sud con una bellissima persona, e con le mie capacita ho incominciato con piccoli ordini su misura e poi trovato lavoro con delle aziende. Ora con I figli, lavoro in proprio farcendo capi su misura e modelli per aziende. Questo lavoro mi da satisfazione personale che mi sento già ricco con solo questo. Complimenti !

  7. serena miari ha detto:

    Che bufala!!!!!! Dovremmo tutti tornare indietro ai tempi di mia nonna????
    Ho visto gli abiti e non mi paiono fatti su misura cadono malissimo

    • Ela Siromascenko ha detto:

      Ciao Serena,
      Grazie per aver condiviso la tua opinione! In effetti, la mia storia non è una “ricetta di successo” generalmente valida, io l’ho raccontata come una storia mia, personale, un insieme di cose che hanno funzionato nel mio caso, ma non è detto che tutti devono fare così. È solo un esempio e niente di più. Per quanto riguarda gli abiti, li realizzo per ogni cliente in base alle misure che mi mandano, finora il feedback è stato positivo, e sto lavorando ogni giorno nella direzione del miglioramento. Il discorso se piacciono o non piacciono, come modello, come modo in cui cadono, ecc., penso che sia soggettivo, e ognuno sceglie per propria volontà se ordinare o no.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I salottini
Il salotto del Caffè Fanpage
Torrefazione Caffè Carbonelli | © 2012 | Via Carlo Alberto Dalla Chiesa, 45 | 80017 Melito di Napoli | P.iva 02532471212 | Privacy Policy