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Il neapolitan branding per comunicare Napoli all’ Italia e al mondo

4 marzo 2013

Venerdì 1 marzo ero a Firenze, che tenevo una lezione sul branding e social media cose, di cui oggi tanto si parla, perchè finalmente pare che, pian piano, un pò tutti si stiano rendendo conto che per uscire da questa maledetta crisi economica, abbiamo bisogno di produrre. Per produrre dobbiamo generare domanda e ingaggiare nuovi clienti e il web può essere, per le aziende, la fonte da cui partire.

Per riuscire in questi intenti pare che la parola chiave sia “rete“. Intesa da un lato come luogo virtuale dove poter mettere in pratica tante belle teorie: quindi il web con tutti i suoi social network, ecc; e dall’altro lato, intesa come la necessità di dover incastrarci in quelle relazioni strategiche, tra aziende o anche tra membri di un’azienda, da riuscire a creare quelle condizioni ideali per far crescere le relative parti in causa: “Fare rete“.

Beh, nonostante l’ottima compagnia di Luca Conti Pandemia, Luigi Centenaro, Osvaldo Danzi e tutto il gruppo del Muster Fiordirisorse. C’è stato un neo grosso: La classica cena del giorno prima è stata organizzata alla sera di Napoli-Juve.

Spesso mi avete sentito essere anche tanto critico sia verso chi snobba il sud e Napoli e sia anche verso gli stessi napoletani e meridionali che non sono capaci di dimostrare il proprio valore, e che arrivano a farci vergognare delle nostre origini.

In ogni caso, la sera a cena si parlava di due cose: di Napoli-Juve e di branding.

Qualche giorno dopo ho capito l’incastro magico di quella serata: il neapolitan branding. Io ero lì col mio accento napoletano a parlare della voglia sana che l’impresa meridionale ha di uscire da quei fastidiosi luoghi comuni che si porta sulle spalle. Tra amici juventini e del buon vino toscano. Mentre qui, a fuorigrotta, sullo stadio, un popolo dava lezione di city braning al mondo intero, mostrando il carattere e le palle quadre di una città, con quella coreografia che definire geniale è dir poco.

In un colpo solo è venuta fuori tutta l’anima di una città stuprata dalla storia e mai difesa pubblicamente per le violenze subite. In un colpo solo su una curva da stadio, migliaia di individui e qualche gruppo organizzato, hanno dato una lezione di dignità e orgoglio, come nessuno mai.

Un 4 marzo nasceva Lucio Dalla, artista e genio italiano, figlio di uno stupro. Che amava Napoli alla follia.

Io voglio credere che la sera del 1 marzo sia rinata una città, figlia di tanti stupri. E che una nazione intera se ne possa render conto e possa iniziare ad amare. Proprio come si amano i geni.

Il Vesuvio in fiamme succede a Napoli, su uno stadio. Il resto, le auto in fiamme e quelle vigliaccate delinquenziali che purtroppo siamo stati costretti a vedere negli anni, succedono ovunque.

Non a caso la parola “rete” è accezione di gioia nel calcio. Quando la squadra segna. Storiche sono le grida di Raffaele Auriemma ed il suo “Si gonfia la rete”, quando segna il Napoli.

Se riuscissimo tutti a capire che il Brand Italia, questa Italia unita fatta di artisti, prodotti e geni, è la marca più richiesta al mondo, e riuscissimo a cucirci addosso quel valore che merita, credo che avremmo fatto un grosso passo verso l’uscita da questa crisi. Forza.

Info su Luca Carbonelli

Luca Carbonelli si occupa di sales e marketing per la azienda di famiglia, la Torrefazione Caffè Carbonelli s.a.s. La case history della sua azienda parte quando comincia a vendere il proprio prodotto sulla piattaforma ebay.it, dove, dopo poco viene inserito tra i migliori venditori della piattaforma nella categoria dedicata alle PMI. Successivamente crea www.caffecarbonellishop.com ed è costantemente impegnato nell'aggiornamento e restyling dell'identità della sua azienda sia online che offline. www.caffecarbonelli.it Appassionato di qualsiasi forma di comunicazione purchè funzionale. E' convinto che il feedback del cliente sia la miglior forma pubblicitaria.

Una replica a “Il neapolitan branding per comunicare Napoli all’ Italia e al mondo”

  1. Antonio ha detto:

    Caro Luca,
    sono d’accordo. Il nostro è un popolo che quando viene punto riesce sempre a mostrare la sua sagacia e la sua inventiva. Per quando riguarda il discorso del branding, spero vivamente che il brand equity della città venga ricostruito quanto prima. Anche con una forte spinta delle istituzioni. Proprio non ce la faccio ad andare all’estero e notare come città neanche lontane parenti di Napoli, abbiano tutti quei turisti che la nostra città non ha e spesso colpevolmente non merita. E’ pur vero che nella piramide di Keller prima o poi arriva la performance del prodotto/servizio (in questo caso la città). Speriamo migliori anche quella. Per la Napoli che “tiene botta” c’è veramente bisogno di arrivare alla cima di questa fottuta piramide!

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