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L’altra bellezza

6 settembre 2013

“È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore.
Il silenzio e il sentimento.
L’emozione e la paura.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza.
E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.
Tutto sedimentato sotto la coperta dell’imbarazzo,
dallo stare al mondo.
Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove.
Io non mi occupo dell’altrove.
Dunque, che questo romanzo abbia inizio.
In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.

(Jep Gambardella, La Grande Bellezza)

Mi ha colpito il post di Lee Marshall di oggi su Internazionale, “Vite di raccordo”, scritto per il diario dalla Biennale di Venezia. Da lì ha recensito il Sacro Gra,  lungometraggio sul Grande raccordo anulare di Roma, che non è il ritratto di una strada quanto “un affresco umano popolato da personaggi che vivono o lavorano nei pressi del raccordo autostradale, la cui costruzione cominciò nel 1948 per finire solo nel 1970 con l’inaugurazione della sezione Aurelia-Flaminia”.

Sul Sacro Gra c’è il pescatore di anguille, c’è un principe improbabile, c’è un barelliere romano de Roma del 118, c’è un nobile piemontese, ci sono le zoccole, ci sono le danzatrici à la Coyote Ugly e c’è il botanico che lotta contro gli insetti cittadini. 

“Montato con rara maestria, il risultato è un film corale su come l’affetto, l’amore, la cultura e la dignità umana trovano delle strategie di sopravvivenza anche in un non-posto come il Gra, definito da Renato Nicolini come “un’opera eccentrica, totalmente fine a se stessa, che maschera e nasconde le contraddizioni della città”.

Chi avrebbe mai detto che il Grande raccordo potesse rappresentare anche il cerchio della vita?” si chiede Marshall.

Oh… lo hanno detto Beppe Servillo, Natalio Mangalavite e Javier Girotto ne “L’Amico di Cordoba“.

L'altra bellezza - Il Salotto del Caffè

Tre artisti della musica (rispettivamente voce paterna degli Avion Travel, pianoforte solista jazz e sax degli Aires Tango) che, dimenticandosi per una volta il rumore della scena musicale, si sono impegnati così tanto ad essere se stessi che il risultato è stato un lavoro discografico di struggente delicatezza, una creatura che ha quasi dieci d’età e rappresenta un lavoro di nicchia praticamente introvabile, un inedito prezioso quanto un gioiello.

L’altra bellezza è meno evidente ma più radicata e ironica di quella grande, non sta nelle immagini costruite nella nostra mente,  né nella ricerca dei momenti perfetti o nei ricordi, ma negli attimi, nella narrazione del presente, nella quotidianità che sembra banalizzare le nostre vite.

Che l’Italia venga simbolicamente rappresentata dal cinema attraverso la città di Roma non è una novità, ma sullo stesso paragone, che vita sia tutta racchiusa nella ninna nanna che cantiamo a nostro figlio e non lo sappiamo vedere, allora forse ci stanno sfuggendo da sotto agli occhi le cose che fanno davvero “Noi”, proprio come quel gioiello musicale che è sempre stato nostro e non lo sapevamo.

Info su Rosanna Perrone

Per il Giornalismo e la Critica Musicale ho iniziato a muovere i primi passi con Jazzitalia anni fa, grazie alla fiducia di Alceste Ayroldi. Ho continuato a contribuire di tanto in tanto anche per altri webmagazine e una delle prossime uscite che mi riguarda, tra gli altri autori, è il libro My Life/ My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano, curato da Gianmichele Taormina, in uscita ad agosto su progetto editoriale di Andy. Oggi scrivo e sono editor per Ninja Marketing.

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