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Ma se ghe pensu… me ne vado proprio a quel paese

2 agosto 2013


“Era partito senza un soldo,
aveva già trent’anni, forse anche più.
Aveva lottato per mettere i soldi in banca
e potersene un giorno tornare ancora giù
e farsi la palazzina e il giardinetto,
con il rampicante, con la cantina e il vino,
la branda attaccata agli alberi a uso letto,
per coricarcisi sera e mattina.
Ma il figlio gli diceva: “Non ci pensare
a Genova perché ci vuoi tornare?!”

Ma se ghe pensu... me ne vado proprio a quel paese

Oggi rubo il salottino del cinema a Valentina perché mi è capitato di trovare questa web serie in rete intitolata “Cambio Paese”, online ormai da un mese (ma che fatica a raggiungere almeno 1000 visualizzazioni per video). Ecco uno dei primi trailer online:

Il progetto consiste nella prima webserie sui giovani disoccupati italiani. Prova a raccontare ridendo le difficoltà di “inserimento” dei ragazzi nel mondo del lavoro. Molti di loro, dopo vari fallimenti, tentano l’esperienza all’estero”.

Le intenzioni della webserie è promettente,  perchè intende essere un viaggio dall’Italia per le città in cui si recano i giovani disoccupati italiani in cerca di lavoro, Berlino, Londra, Parigi, Bruxelles, fino alla Little Italy a Manhattan, simbolo della migrazione italiana in America.

Ma dopo la realizzazione dei teaser di presentazione, la webserie potrà partire solo grazie a noi. Infatti il budget è zero e l’idea di raccontare la realtà senza piangersi addosso prevede una raccolta fondi (attenti ragazzi, ché ora con la regolamentazione del crowdfunding rischiate di perdere quel poco che raccogliete!).

A me i teaser non hanno colpito e non mi invogliano a donare, inoltre non vedo particolare originalità sia nei contenuti che nello stile. Ovviamente lo storytelling del viaggio simil Italiani con valigia di Severgnini mi piacerebbe molto, ma qualcosa mi dice che non sarà propriamente questo il format della narrazione.

Penso che noi trentenni siamo un pò sfigati nonostante i master, nonostante la quantità di libri e giornali che leggiamo, nonostante i viaggi e nonostante la vita sociale e personale che facciamo: è come se ci mancasse sempre quel talento in più,  quel qualcosa per essere incisivi anche quando siamo talentuosi per dare una svolta alla situazione paradossale che viviamo. Ma lo vogliamo capire o no che non basta più raccontare storie di raccomandati, di maschilismi, di sfruttamento del personale, temi portanti della crisi economica tanto additata, per sentirci “salvi” (e forse santi) rispetto ad un Paese corrotto, mafioso e sottosviluppato? Noi siamo parte di questo Paese, nel bene e nel male. Facciamo spallucce quando qualcuno vicino a noi ruba o muore e invidiamo chi ha visibilità e gode di successo e popolarità. Guardiamoci allo specchio.

I migliori auguri per la riuscita dell’impresa web serie -beninteso- ma se è questo quello che sappiamo fare è ora che noi, tra piagnistei e inconsapevolezza di cosa siamo davvero e di cosa hanno fatto quelli che prima di noi sono partiti da casa, mettiamo in valigia anche queste storie di frustrazione generazionale e ce ne andiamo una volta per tutte davvero a quel paese.

Info su Rosanna Perrone

Per il Giornalismo e la Critica Musicale ho iniziato a muovere i primi passi con Jazzitalia anni fa, grazie alla fiducia di Alceste Ayroldi. Ho continuato a contribuire di tanto in tanto anche per altri webmagazine e una delle prossime uscite che mi riguarda, tra gli altri autori, è il libro My Life/ My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano, curato da Gianmichele Taormina, in uscita ad agosto su progetto editoriale di Andy. Oggi scrivo e sono editor per Ninja Marketing.

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