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Maker faire, Innofare e l’entusiasmo di una nuova speranza

7 ottobre 2014

In due giorni ho visto makers, smanettoni, hacker incuriosirsi a scarpe fatte di fogli modellabili di legna, proprio come la pelle. E ho visto artigiani incuriosirsi a droni e a stampanti 3D. Li ho visti tutti entusiasti. Sorridere. Stimolati. Speranzosi. E tutto questo era tangibile. In fiera si vedevano migliaia di bambini. Quei bambini qualcuno li avrà pur dovuti accompagnare. Sono persone che credono che si può migliorare grazie alla nuova cultura digitale. Chi non crede in un mondo e nel suo futuro non porta i propri figli in quel mondo nel presente.

maker faire roma 2014

In quel mondo, che  per quattro giorni è stato la Maker Faire Roma 2014, c’erano migliaia di famiglie con figli piccoli. Quei figli piccoli cresceranno. E ora noi dobbiamo solo mettergli a disposizione un terreno fertile, che non li freni, che non li deprima i sogni prima che provino ad esaudirli. Un terreno che gli dia la possibilità di studiare, con gli strumenti più adatti, le materie che saranno parte integrante della loro formazione per prepararli al mondo del lavoro. Un terreno che gli dia la possibilità di avviare un’impresa senza perdersi in burocrazia inutile e imposte soffocanti. Dobbiamo bonificare quel terreno che oggi è inquinato e che li spingerà via da qui se non ci riusciremo.

Le cose devono cominciare a cambiare ora. Ora che pare ci sia una coscienza vera non solo dei problemi, ma anche delle possibilità. Non solo dei limiti, ma anche delle potenzialità di questo paese.  Ora che abbiamo entusiasmo, capacità e coscienza. Dobbiamo avere la possibilità di crescere quei figli nelle condizioni giuste.

 

Il 4 e il 5 ottobre all’interno della Maker Faire Roma 2014 si è tenuto anche l’evento del gruppo giovani della CNA. Il quinto festival dell’intelligenza collettiva che quest’anno abbiamo voluto chiamare Innofare, giocando sulla nostra voglia di innovare le imprese artigiane e creare basi solide e consapevoli per farne di nuove. A coadiuvare i lavori, ed è stato un altro motivo d’orgoglio, è stato Stefano Epifani, uno dei massimi esperti di ICT. Il programma si è articolato in tre parti: la prima ha visto esperti di alcuni degli argomenti portanti di queste giornate ragionare su cosa concentrarci per cambiare le cose. Tra tutti, mi va di citare la frase di Ernesto Belisario: Le imprese hanno voglia di identificarsi una sola volta. Basta passaggi inutili. bisogna snellire la burocrazia.
La seconda parte si è articolata in 9 tavoli di lavoro, per un totale di 150 persone a confrontarsi sui temi cardine su cui basare questo cambiamento.

Al mio tavolo, che si concentrava sull’ecommerce, c’erano 4 imprese, 2 studenti, 3 informatici di cui 2 freelance, 2 professionisti nel campo medico, 3 startup, moderati da Martina Pennisi, giornalista esperta di tecnologia.
È stato stimolante trovarsi spontaneamente tra i partecipanti alla discussione un rappresentante confartigianato, sinonimo che le sigle non contano più nulla. Quel che conta è capire insieme come rinnovare il sistema paese ed insieme provare a fare qualcosa per praticare il cambiamento. Rendersi conto che l’importanza delle reti di relazioni, di cui tanto si parla, può diventare qualcosa di tangibile.
Da quello che ho sentito dai miei colleghi, anche gli altri tavoli erano composti da figure eterogenee. Si respirava aria di conoscenza e voglia di apprendimento. Voglia di mettersi in gioco, voglia di fare e fare bene.

Nella terza parte abbiamo esposto le conclusioni di questo lavoro.

 

Uno dei momenti che più mi rimarrà è stata una conversazione, alla fine dei lavori, con uno dei rappresentanti CNA siciliani che raccontava le difficoltà di questo periodo. Cercando di tranquillizzarlo, abbiamo capito insieme che le imprese Campane, Lombarde, Piemontesi o Siciliane, vivono gli stessi problemi a prescindere dal territorio di appartenenza. E che le differenze non sono colpa della capacità o dell’incapacità degli imprenditori, ma della realtà territoriale. Per questo, al sud, ci toccherà impegnarci il doppio per stimolare le imprese a rinnovarsi.

È poco più di un anno che la mia azienda è associata alla CNA, e che personalmente sono entrato come parte attiva nella confederazione. Ero scettico all’inizio. Lo sono ancora a tratti, perché come succede in ogni organizzazione articolata, spesso subentrano quei pensieri di sfiducia verso un sistema ancora troppo complesso che non è proprio soltanto delle associazione di categoria ma di tutto un apparato associativo e governativo che sembra non capire il bisogno e la fretta che i giovani, le aziende, hanno di cambiare lo stato attuale delle cose. Non ne sapevo molto su questo mondo fino all’anno scorso, e tutt’ora ho tanto da imparare. Lo farò ancora con scetticismo, curiosità ed entusiasmo, lo farò finché avrò una speranza che le cose in questo paese possano realmente cambiare. Perché da soli non cambiamo nulla. Insieme, invece, abbiamo qualche speranza.

 

C’è una realtà innegabile che accomuna le imprese, i ministeri, le associazioni di categorie, il governo, la scuola, ecc. Sono tutti apparati complessi fatti da persone. Io credo nelle competenze e nella capacità delle singole persone. E credo che tante singole persone capaci e competenti, messe insieme, possano cambiare le cose tanto per un’azienda, quanto per un intero paese. In questo periodo, sto conoscendo tante persone preparate che con un’energia costante e crescente mi danno la speranza che esiste una via d’uscita da questo stallo. Persone competenti. Lucide. Consapevoli. Che accettano supporto e critiche perché capaci di apprendere e di farti apprendere. Capaci di confrontarsi, di cambiare idea e farti cambiare idea. Persone aperte ed elastiche. Vicine nell’educazione e nel ragionamento. Dobbiamo far crescere queste persone, di numero e di valore. Queste persone più saranno numerose, più scaleranno posizioni importanti nel sistema governativo, e più tutti avremo la possibilità di vedere cambiare questo paese. Durante l’esposizione dei risultati dei tavoli di lavoro, uno dei miei colleghi di CNA, Giuseppe Santillo, ha presentato un resoconto bello e concreto sul problema della rappresentanza. Ecco, io credo che bisogna ricercare e selezionare le persone che vogliamo ci rappresentino. Dobbiamo farle crescere senza il timore di scalzare chi finora ha avuto la possibilità di lavorare per lo stesso scopo senza produrre alcun risultato se non un cumulo di parole inutili e autoreferenziali. È ora di prendersi la responsabilità di provarci, identificando chi è inutile e dannoso, allontanandolo. Allo stesso modo identificando chi con competenza può riuscire in ciò che serve alla nostra economia, alla nostra istruzione, al nostro paese, alla nostra dignità.

 

Info su Luca Carbonelli

Luca Carbonelli si occupa di sales e marketing per la azienda di famiglia, la Torrefazione Caffè Carbonelli s.a.s. La case history della sua azienda parte quando comincia a vendere il proprio prodotto sulla piattaforma ebay.it, dove, dopo poco viene inserito tra i migliori venditori della piattaforma nella categoria dedicata alle PMI. Successivamente crea www.caffecarbonellishop.com ed è costantemente impegnato nell'aggiornamento e restyling dell'identità della sua azienda sia online che offline. www.caffecarbonelli.it Appassionato di qualsiasi forma di comunicazione purchè funzionale. E' convinto che il feedback del cliente sia la miglior forma pubblicitaria.

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