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No grazie, il caffè lo rende nervoso

5 giugno 2013

Compleanno, Marc Chagall, 1915

Io credo che un giorno Luca patirà come Massimo Troisi nel film “No grazie, il caffè mi rende nervoso”. Non perché, da torrefattore, si stancherà del prodotto che ama, ma perché a furia di dire “Napoli adda cagnà“, Funiculì Funicolà apparirà anche a lui minacciandolo di morte e gli chiederà “Ma perché, non ti piace Napoli di una volta?“.

Vi posso anticipare come andrebbe: Luca si arrabbierà a sua volta e gli risponderà che proprio perché gli piace la Napoli, l’Italia di una volta, “stavot tutt’adda cagnà” (e mentre scrivo esattamente queste righe, ho visto Luca abbozzare il suo prossimo post che si intitola “blablabla, viva l’Italia“… sto ridendo, ovviamente ): è su questo “stavolta” che mi voglio soffermare per farvi capire com’è il padrone di casa del Salotto del Caffè.

In un anno dall’apertura del Salotto, festeggiato ieri sera spegnendo la sua prima candelina dopo tre giorni di Witaly (la fiera-evento a Napoli in cui si è gareggiato e premiato il miglior chef emergente italiano accompagnato da sponsor del settore di notevole levatura, tra cui anche Caffè Carbonelli), ho visto felicemente maturare molte idee del suo fondatore, anche quelle più faticose. La prima tra tutte, quella di dare seguito ad una telefonata che faceva più o meno così: “Cosa ne pensi di un salotto del caffè? A me piace tantissimo, io me lo immagino proprio. Però tutti me lo stanno sconsigliando, dicono che non è una buona idea”.

“Mmm… Hai pensato che probabilmente tutti ti stanno sconsigliando di farlo proprio perché è un’idea meravigliosa e potresti diventare grande in questo modo? La piccola blogsfera italiana è fatta di alcune persone invidiose, persone che molto spesso parlano, e parlano bene, sono addirittura persone a noi amiche, ma oltre a non fare quel che dicono, sconsigliano agli altri di mettere in piedi progetti che funzioneranno”.  Per fortuna Luca non è uno che teme di subire l’antipatia altrui, quindi seppe fare molto sue queste parole.

Ma lui, scordatevelo, non è uno che fa niente per niente. Così, un po’ forse per mettermi alla prova rispetto al mio convincimento, un po’ per il bisogno di avere subito al fianco qualcuno disposto ad avviare questo blog, mi bruciò sul tempo e mi chiese su due piedi di farne parte.

Qualche tempo dopo, mentre le cose si facevano, viva, era già bellissima la sua emozione. Come lo era il suo impaccio iniziale. “Da dove inizio? La gente capirà?” (che sono le due domande che fa quasi ogni giorno per qualsiasi cosa). Col mio solito tono gli ribaltai le domande e gli dissi di dichiararsi con “…il manifesto del Salotto, cioè quello in cui ti riconosci come persona e come azienda e che, attraverso questo progetto, vuoi realizzare”.
A Luca non piacciono le definizioni che chiunque di noi abitualmente usa dare alle cose, inoltre chiama con lo stesso nome cose che noi chiamiamo in maniera diversa. Così scrisse il manifesto ma lo chiamò “Benvenuto“. Chiuse la valigia e partì per Milano.

Il giorno dopo aveva il Social Business Forum, come scrisse in treno per il suo primo post “Oggi apre il Salotto del Caffè” (che se ci fate caso porta ben tre titoli, gli altri due infatti si vedono nello snippet e nell’url dell’articolo, che detta per i meno esperti sono i titoli che vedete comparire in alto nella pagina e nella barra dell’indirizzo internet, rispettivamente “Come impostare un blog aziendale” e “Sto lanciando il salotto del caffè”), a dimostrazione del suo iniziale impaccio misto alla troppa gioia di iniziare davvero.

Ed ecco che il cerchio intorno al film di Troisi si chiude: nel suo primo post, Luca prometteva di dare ampio risalto alla tradizione del caffè e dell’impresa, alla cultura del caffè e alla cultura d’impresa tipica italiana, aprendosi alle domande, alle critiche e alla in-Formazione, per rendere utenti e clienti consapevoli del prodotto che non solo acquistano, ma adottano, sposano. E che, sponsandolo, decidono di portare avanti determinate filosofie di vita e di lavoro che sono alla base della società e della famiglia italiana tipica, pur r-Innovando i metodi per superare gli ostacoli personali, economici o politici che per natura si incontrano.

Lo ha fatto senza monologhi, ma invitando gli altri a parlarne liberamente, prendendo posto ognuno sulla poltrona preferita. Poltrone che nel suo linguaggio sono diventate “Salottini”… sempre per quella questione di chiamare le cose a modo suo, aumentando di fatto gli spazi di collaborazione e condivisione intorno agli argomenti che qui diventano veri e propri valori in cui riconoscersi e vivere.

Ma perchè allora Napoli non ci piace più e, considerata sia come luogo fisico che come luogo metaforico, “stavot'”, cioè ora più che mai,  “adda cagnà”?

Non c’è disprezzo più grande in Luca che verso le versioni fantasmagoriche di azienda e innovazione, due concetti che gli stanno a cuore tanto quanto i concetti di tradizione e italianità, o napoletanità in altri casi specifici. Ecco perché aggredirebbe Funiculì Funiculà se solo gli comparisse minacciandolo di non cambiare Napoli oggi. Lui crede nel Sogno come spinta vitale, quindi brucerebbe tutti gli attuali oratori di Idealismo passato o Illusione futura, poiché sono entrambe spinte verso il suicidio. E ha ragione, glielo dicevo io stessa all’inizio di tutta questa storia: di grilli parlanti ce ne sono fin troppi.

Quest’anno al Salotto ho ripreso vita anch’io, insieme ad alcuni sogni sepolti in fondo alla mia coscienza, così come ha preso vita una nuova consapevolezza, quella che mi permette oggi di guardare avanti con la fiducia di poterci riuscire, qualsiasi cosa avverrà, abbandonando prima di ogni altra cosa tutto ciò che non ci appartiene davvero e che forse, nel flusso in cui siamo abituati oggi a vivere, ci sfrutta soltanto, senza darci in cambio qualcosa. L’ho fatto anche grazie a quello che Luca ha intanto urlato a me, non essendosi ancora trovato davanti Funiculì Funiculà. Ma confido in lui affinché prima o poi una comparsa piccola piccola gliela faccia davvero a Luca, non si sa mai una bella strillata da un esperto possa servigli a qualcos’altro.

“Il progetto nasce dalla volontà di far partire dal web quello che magari in futuro riusciremo a creare fisicamente nella nostra città, per poi diffonderlo nei territori che vorranno ospitarci. Un po’ come è avvenuta la rinascita della nostra azienda: dal web. Autoreferenziandoci, con l’apporto dei feedback di chiunque sia entrato in relazione con noi e con il nostro prodotto. Ricominciamo a sognare” scriveva il 4 giugno 2012.

Il 4 giugno 2013 spegnevamo insieme la prima candelina del Salotto, con la nostra stanchezza, quella bella di quando si fanno le cose con amore e con convizione, col nostro grammofono che ci ricorda cosa siamo e cosa vogliamo, i nostri vinili autografati dagli amici che ci dicono che non siamo soli e che verranno a trovarci per dare Spirito alla nuova fase del progetto.

Il 5 giugno di un anno fa anch’io ero pronta con il mio primo post, “Le mie cose preferite”.
Mezz’ora prima di prendere la parola al forum milanese, Luca mi telefonò per dire: “Sono senza connessione internet e non so cosa sta succedendo sul blog, e poi io non ci capisco niente con WordPress. Ho letto il tuo post… bello, mi piace. Anche se non va bene” “E perché?” “Perché mi sono un po’ ingelosito. E non va bene. Comunque pubblicalo tu, io ora devo andare a parlare“.

Chi lo conosceva Luca. Risi della sua gelosia, eravamo amici, non sapevo che mi sarei innamorata e che avrei trascorso i mesi successivi a litigarci sopra. E che poi alla fine lui, la sua ritrovata vitalità, il suo sorriso finalmente leggero, il suo mondo e soprattutto la sua anima avrebbero fatto definitivamente parte delle mie cose preferite.

Info su Rosanna Perrone

Per il Giornalismo e la Critica Musicale ho iniziato a muovere i primi passi con Jazzitalia anni fa, grazie alla fiducia di Alceste Ayroldi. Ho continuato a contribuire di tanto in tanto anche per altri webmagazine e una delle prossime uscite che mi riguarda, tra gli altri autori, è il libro My Life/ My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano, curato da Gianmichele Taormina, in uscita ad agosto su progetto editoriale di Andy. Oggi scrivo e sono editor per Ninja Marketing.

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