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Quercetti: in Cina si gioca con il “Made in Italy”

26 giugno 2013

La Quercetti & C. S.p.A. è un’ azienda familiare nata oltre 60 anni fa e diventata famosa per alcune idee semplici e geniali che hanno fatto la storia del giocattolo, come i chiodini colorati, le lavagnette magnetiche e i missili giocattolo, resta oggi una delle pochissime realtà del settore a poter vantare una produzione Made in Italy.

L’intero ciclo produttivo infatti, dall’ideazione del giocattolo, alla produzione, al confezionamento, alla spedizione è svolto nell’unica sede di Torino con manodopera residente, sviluppando un indotto sul territorio. Il marchio Quercetti è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Ma il dato forse più curioso è che i prodotti Quercetti sono esportati anche in Cina, paese dove l’Azienda vende e basta!

A rispondere alla nuova mad intervista è stato Stefano Quercetti, amministratore delegato della società.

Com’è nata l’impresa Quercetti?

Tutto nasce nel 1950, quando mio padre Alessandro decide di far conoscere il suo nome e la sua passione per la creazione di giocattoli. Nel ’50 decide di mettersi in proprio. Il marchio Quercetti, così com’è oggi, vede la luce nel 1951, anno in cui viene realizzato il celebre logo. Ma l’anno della svolta è il 1953, anno che vede la nascita del prodotto per noi più rappresentativo, i chiodini.

L’idea di base era semplicissima: realizzare disegni ed immagini fantastiche su una tavoletta traforata di cartone utilizzando tanti fiammiferi in legno con capocchia in cera colorata. Alessandro brevetta il gioco in Italia, negli anni ne affina l’aspetto migliorando la qualità dei chiodini, realizzandoli in plastica con testa semisferica, trasformando la tavoletta traforata in plastica infrangibile, e crea così un vero fenomeno di massa. Dal ’53 ad oggi abbiamo venduto oltre 50 milioni di pezzi, per un totale di oltre 15 miliardi di chiodini. Ancora oggi, nell’era del digitale, questo resta il prodotto più amato e venduto.

Avete mai pensato di spostare la produzione all’estero? Cosa vi ha convinto a restare?

Quando tutti, o la grande maggioranza, delocalizzava all’estero in special modo in Cina noi abbiamo preferito continuare la produzione in Italia per meglio seguire i mutamenti del mercato e poter fornire ai nostri clienti un servizio di consegna efficiente e rapido. Entro massimo tre settimane siamo in grado di consegnare in tutto il mondo e, specie in un momento di crisi di mercato come quello attuale, è un fattore che ci permette di essere molto vicini alle esigenze dei nostri clienti che possono fare ordini senza rischiare di sbagliare le quantità. Poiché controlliamo tutte le fasi della produzione il nostro magazzino è ridotto ai minimi termini (poco più di un mese di copertura ) e produciamo in base agli ordini che riceviamo.

Perché definiresti “Quercetti” un’azienda “Mad”?

Oggi produrre in Italia è una pura follia: non esiste un solo fattore di sistema che consiglierebbe di rimanere: costo dell’energia più alto in Europa, tassazione alle stelle che sta compromettendo anche le aziende più sane (tra imposte sul reddito e Imu e Tarsu quest’anno la Quercetti ha pagato in tasse più del 74 % del suo reddito), costo del lavoro per unità di prodotto del 30% più oneroso che in Germania, rigidità del mercato del lavoro sia in ingresso che in uscita, costo del credito 3 volte quello della Germania, burocrazia punitiva e assurdamente complicata, leggi interpretabili quindi non vi è certezza di giudizio etc etc . Ci salva solo il tessuto industriale, profondamente diffuso che consente di trovare con molta facilità fornitori preparati e aggiornati.

Che consiglio daresti ai giovani che desiderano avviare un progetto imprenditoriale?

Iniziarlo fuori dall’Italia in un paese che consideri l’imprenditore una straordinaria risorsa da tutelare alla base del processo di creazione della ricchezza. Svizzera , Austria ì, Slovenia, Turchia sono tutti paesi che hanno capito questa elementare equazione: più imprese manifatturiere più ricchezza per tutti!!!

Se tu facessi parte del Governo, quale sarebbe la tua ricetta per aiutare e tutelare i giovani imprenditori italiani?

Il triste è che non c’è nulla da inventare basterebbe copiare cosa fanno paesi come la Svizzera o l’Austria. Paesi che hanno capito che la fonte della ricchezza diffusa parte dalla produzione e che bisogna creare le condizioni per cui un’impresa possa operare: regole certe, basse imposte, per le new co tasse a zero per i primi cinque anni, mercato del lavoro flessibile…

Se avessi la possibilità di parlare con un consulente, cosa gli chiederesti per far funzionare meglio la tua attività imprenditoriale?

In realtà con i consulenti si parla molto di frequente e si cerca di strutturare quei meccanismi che consentono all’azienda di migliorarsi in un processo continuo che copre tutte le sue parti: un organismo è in salute solo quando tutti i suoi organi funzionano bene!!!!!

Info su Mad in Italy

È un’impresa fare impresa in Italia! Qualcuno se n’è andato, sta pensando di andarsene o se ne andrà per mettere in atto il proprio progetto all’estero. Qualcun altro invece è rimasto, sta decidendo di rimanere o rimarrà per realizzare la propria idea d’impresa qui in Italia. Folle? Forse sì.

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