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Riciclare in terra di rifiuti: il coraggio e la follia imprenditoriale di Erreplast

15 febbraio 2013

Erreplast è la dimostrazione che il riciclo dei rifiuti in Campania non è utopia e la volontà di perseguire i propri intenti in terra di camorra la rende un esempio di coraggio e di “follia” imprenditoriale.

Erreplast nasce nel 1997 con l’obiettivo di riciclare bottiglie di plastica in PET provenienti dalla raccolta differenziata: le trasforma in scaglie che vengono poi usate nel settore tessile ed dell’imballaggio.
Oggi proponiamo l’intervista ad Antonio Diana, azionista e presidente del gruppo che, grazie al suo impegno, è stato eletto da Legambiente “Ambientalista dell’anno 2010”.

Erreplast si occupa di un comparto molto sfaccettato e con non poche criticità. Come nasce l’idea di avviare questa attività imprenditoriale?

Sicuramente devo ringraziare mio padre e il suo esempio. La sua società di logistica raccoglieva e movimentava gli scarti di lavorazione di PET prodotti da alcuni grandi impianti chimici in Campania e aveva intuito già nei primi anni ottanta le potenzialità economiche del recupero degli scarti di materie plastiche da reinserire nel ciclo industriale.

Perché Erreplast può definirsi un’azienda Mad?

Perché è già un’impresa fare impresa in Italia, lo è ancora di più farlo nel Meridione ed è ai limiti dell’impossibile farlo in Campania nel settore dei rifiuti. Se poi a questo aggiunge farlo in terra di Gomorra, senza compromessi e non adeguandosi alle consuetudini, credo che chiunque possa apparire un folle.

Promuovere la cultura e lo sviluppo del riciclaggio in un territorio al centro dei media per il problema della spazzatura. Questi sono i vostri obiettivi e quali sono le vostre azioni di fronte a questa realtà?

La spinta che da sempre muove la nostra azione è stata improntata nel coniugare gli interessi economici con attività di carattere ambientale e sociale. In tale direzione, sin dai primi passi di Erreplast abbiamo istituito un programma di visite guidate ai nostri impianti denominato “riciclo a porte aperte”, per far conoscere l’esistenza in Campania di soluzioni industriali per lo sviluppo della raccolta differenziata e del riciclo dei materiali, per spingere soprattutto le nuove generazioni, a non farsi prendere dai luoghi comuni del “tutto è inutile”…”è solo un business per le ecomafie…” e per alimentare una coscienza ambientale ed ecosostenibile. Ogni anno tale programma coinvolge scuole e istituti ma anche associazioni, comitati e vede la partecipazione di oltre 2.000 visitatori.

Non facciamo poi mancare il supporto ad iniziative e campagne di sensibilizzazione finalizzate a promuovere il rispetto dell’ambiente, le buone pratiche e la consapevolezza dell’importanza del riciclo dei materiali nella gestione integrata dei rifiuti.

Quanto ha influito la crisi internazionale nel vostro settore e come avete reagito alle nuove difficoltà?

La congiuntura economica internazionale che ci investi da alcuni anni ha inciso sul settore del riciclo dei materiali in misura ridotta rispetto a settori più tradizionali e maggiormente esposti, probabilmente anche grazie agli effetti della sviluppo e dei valori della green economy.
Tuttavia, un elemento che da sempre caratterizza il settore del riciclo dei rifiuti e della produzione di nuova materia prima è la competizione con paesi emergenti o ambiti economici che spesso adottano norme meno stringenti o addirittura in taluni casi, pratiche illegali, configurando una concorrenza sleale, un danno ambientale, nonché una sottrazione delle risorse. La nostra risposta è da sempre concentrata nel garantire elevati livelli di qualità di prodotto e di servizio, di efficienza e di fidelizzazione dei nostri Clienti, senza trascurare l’impegno nel perseguire un modello etico di impresa che accresca la reputazione e ne favorisca le relazioni.

Se tu facessi parte del nuovo Governo, quale sarebbe la tua ricetta per aiutare e tutelare oggi i giovani imprenditori italiani?

Se per assurdo facessi parte del nuovo governo, proverei a costruire un pacchetto di riforme strutturali per ridurre il gap tra i nostri giovani imprenditori italiani con gli omologhi europei, ad esempio in termini di accesso al credito, burocrazia e lentezza della pubblica amministrazione, certezza dei tempi di pagamento e sopratutto liberalizzazione dei mercati e delle professioni.
Nel mezzogiorno d’Italia tenderei a favorire con misure adeguate progetti di sviluppo di attività imprenditoriali, mediante la costituzione di reti di imprese che prevedono un nuovo modello di cooperazione tra l’imprenditoria privata e quella a forte vocazione sociale nei settori del turismo e della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale; della green economy e dello sviluppo della raccolta differenziata e della produzione di manufatti (oggetti, arredi, ecc.) con prodotti provenienti dal riciclo dei materiali; dell’agricoltura ponendo particolare attenzione alla produzione di prodotti biologici.

Se avessi la possibilità di parlare con un consulente, quale consiglio gli chiederesti per far funzionare meglio la tua attività imprenditoriale?

Proverei semplicemente a chiedergli come ridurre la fatica e lo sforzo per gestire la complessità nel fare impresa, penso ad esempio ai tanti adempimenti che un’impresa è chiamata quotidianamente a svolgere…… e che sottraggono tempo e risorse allo sviluppo ed alla competizione dell’impresa stessa.

Info su Mad in Italy

È un’impresa fare impresa in Italia! Qualcuno se n’è andato, sta pensando di andarsene o se ne andrà per mettere in atto il proprio progetto all’estero. Qualcun altro invece è rimasto, sta decidendo di rimanere o rimarrà per realizzare la propria idea d’impresa qui in Italia. Folle? Forse sì.

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