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Sincopato tricolore. C’era una volta il jazz italiano, 1900-1960 [Le recensioni de Il Salotto del Caffè]

14 maggio 2013

“Saranno anche bravi ‘sti jazzisti,
ma non si capisce niente di quello che fanno!”

[Il gestore del Teatro Manzoni
riferendosi a Django Reinhardt
del Modern Jazz Quartet]

 

In copertina la foto di Gorni Kramer, offerta da Riviera Jazz Records

Ho sempre sognato di riuscire a costruire una biblioteca a casa come quella che viene regalata a Belle nel film d’animazione Disney “La bella e la bestia”. Probabilmente riuscirò a realizzarne una versione fantasticando qui lo spazio per contenere i miei libri.

È stato da poco inaugurato il Salottino del Libro con il racconto inedito “Zia Nunziatina” dello scrittore Vincenzo Moretti e, allora, per la prima recensione del Salotto ho scelto una lettura di Guido Michelone, giornalista e docente di Storia del jazz all’Università Cattolica di Milano.

Tascabile come se fosse un’agendina da portare sempre con sé, coerentemente lo stile narrativo consiste in un’annotazione di citazioni, che sono i titoli dei capitoli, da cui partire e approfondire il percorso di quello che era solo “jazzino” in questo Paese, dove la diffusione di dischi e di informazioni sui nuovi stili musicali ha trovato ostacoli a partire dal Fascismo e, più tardi, nelle “canzonette” popolari degli anni ’60

La lettura mi ha tenuta impegnata davvero poco, il libro fa compagnia nelle più rilassanti serate e sembra quasi di ascoltarla questa storia, non di leggerla. Fanno sorridere i piccoli racconti di una “musica degenerata”, una musica “suonata all’americana” che impazzava nei club e nei locali notturni dell’Italia anni ’40, intrecciando le piccole storie personali con la grande storia del nostro Paese.

La musica infatti è descritta clandestina come lo erano la maggior parte delle altre cose durante le Guerre Mondiali, diventando poi un popolarissimo canale di diffusione di nuove abitudini, costumi e gusti della società italiana del boom economico, che attraversando l’oceano  per giungere nei nostri locali, trasforma il jazz newyorchese nel grande ritmo sincopato italiano: all’interno di questa panoramica vivono i critici che studiamo oggi come Bragaglia, Testoni e Polillo, che hanno il merito di aver scritto la prima enciclopedia jazzistica al mondo, così come prendono voce le interviste a Franco Cerri, Giorgio Gaslini e Lino Patruno, dei veri e propri gioielli che rincuorano e hanno la capacità di farci ancora sognare quello stesso progresso che sognavano loro quando erano al posto della nostra generazione.

“Ebbi il coraggio, la forza, l’esigenza di perfezionare i miei studi… Avevo anche ottimi insegnanti. Per la letteratura italiana un certo Salvatore Quasimodo. La nostra era la generazione del dopoguerra: assetata di conoscenza e progresso” [Intervista a Giorgio Gaslini “Molta comunicazione”]

La favola della buonanotte, per tenere a mente quanto la musica faccia parte della nostra vita e si intrecci con le storie della politica, dell’avanguardia, con i piccoli grandi mondi delle persone che la “fanno”, la “assorbono” e la rivivono attraverso le loro esperienze. Da musicisti, critici o semplici ascoltatori, scoprendo che, alla fine, un pò della nostra personalità, delle nostre decisioni e dei nostri percorsi di vita sono fatti della musica che abbiamo nelle orecchie e nella mente. O di musica che immaginiamo.

7,50 Euro, edito da effequ.it nel 2010, necessita che sia continuato da “C’era una volta il jazz italiano dal 1960 ad oggi”.

Info su Rosanna Perrone

Per il Giornalismo e la Critica Musicale ho iniziato a muovere i primi passi con Jazzitalia anni fa, grazie alla fiducia di Alceste Ayroldi. Ho continuato a contribuire di tanto in tanto anche per altri webmagazine e una delle prossime uscite che mi riguarda, tra gli altri autori, è il libro My Life/ My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano, curato da Gianmichele Taormina, in uscita ad agosto su progetto editoriale di Andy. Oggi scrivo e sono editor per Ninja Marketing.

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