Spot tra desiderio e disprezzo, in un viaggio di musica e cinema. Tenero, tragico, fool

Una delle mie cose preferite è l’arte della pubblicità.
Un tempo volevo anche far parte del mondo ADCI, contesto a cui guardo da almeno un anno ormai con occhi diversi, sicuramente meno idealistici.
(…) Ma chissà che un giorno un nuovo progetto possa portarmi oltre le mie attuali aspettative.

Fatto sta che la parola spot non mi fa pensare alla mera pubblicità o all’advertising puro. Mi apre invece una finestra sopra un universo di ispirazione, immaginazione e adrenalina perché unisce magicamente le dimensioni oniriche di musica, cinema e arti visive con la realtà tangibile dell’oggetto.

 Da un lato perciò lo spot interpreta il desiderio, inteso come tensione verso qualcosa che ci manca, dall’altro mostra la possibilità del possesso di quel qualcosa.Dal punto di vista della coerenza tra musica e messaggio pubblicitario, lo spot che continua ad ispirarmi ormai da anni è quello del 1994 interpretato da Kate Moss, per Bulgari pour Femme.Il ritmo scandisce il modo in cui lo sguardo passa sul corpo della femme e, senza accorgersene, continua a farlo lungo il profilo della bottiglia di profumo, descrivendo il movimento della piramidedelle essenze contenute nel prodotto.Le istanze di desiderio e amore vengono richiamate invece dal testo musicale, che raggiunge il suo apice nella dichiarazione di mancanza, proprio quando Modugno canta “mi vien da piangere” e si vede cadere una lacrima di profumo in chiusura del film.Invece la sintesi cinema – musica – spot è raggiunta secondo me nel cortometraggio del 2009 di Jean-Pierre Jeunet per Chanel n.5, “Train de Nuit”, largamente ispirato alla leggenda del Venice Simplon Orient Express.

La voce di Billie Holiday di I’m a fool to want you racconta cosa succede ai due protagonisti del film quando s’incontrano e si perdono durante il viaggio, finché, grazie ad un indizio, si ritrovano ad Istanbul.

Di questa serie, il mio spot favorito resta il lavoro cinematografico per Chanel Rouge Allure del 2007, tratto da Le Mèpris, capolavoro di Jean Luc Godard, tratto a sua volta dall’omonimo romanzo Il Disprezzo, di Alberto Moravia.

 Le dimensioni emotive attraversate coprono l’intera esperienza umana, dal desiderio al disprezzo, facendolo”totalmente, teneramente, tragicamente“.

Fool, appunto.

Intanto, come omaggio ad uno dei più bei brani di sempre, nel Salotto ho appena messo su Mina di I’m fool to want you, perché trovo che nessuno meglio di lei riesca a dare a “fool” il senso di pazzia e perdizione, anziché di stupidità.

Cosa significa questo, però, non può essere spiegato.

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Info su Rosanna Perrone

Per il Giornalismo e la Critica Musicale ho iniziato a muovere i primi passi con Jazzitalia anni fa, grazie alla fiducia di Alceste Ayroldi. Ho continuato a contribuire di tanto in tanto anche per altri webmagazine e una delle prossime uscite che mi riguarda, tra gli altri autori, è il libro My Life/ My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano, curato da Gianmichele Taormina, in uscita ad agosto su progetto editoriale di Andy. Oggi scrivo e sono editor per Ninja Marketing.
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