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Bandi startup: tempi, costi, dinamiche

14 gennaio 2014

Quella che segue è una cronaca dei fallimentari successi di una startup napoletana nel famigerato mondo dei finanziamenti pubblici alle imprese… ovvero, come salvare il bando Startup cambiando le regole di accesso ai fondi.
In questo post vorrei raccontarvi le mie recenti esperienze di ‘startupper’, cercando di attenermi quanto più possibile ai fatti (documentati) e proponendo alcune semplici considerazioni. Partiamo dal principio, dal primo, meno noto, bando per startup: il Bando Start-up – Legge 46/82 FIT (meglio noto come FIT Start-up).

Bandi startup: dinamiche, tempi, costi, speranze

Prima puntata: Bando FIT Start-up

Si tratta di una iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico, avente come obiettivo quello di “…agevolare programmi di sviluppo sperimentale, comprendenti eventualmente anche attività non preponderanti di ricerca industriale, attuati da imprese start up.

Noi di Meetecho decidiamo di partecipare e sottomettiamo la domanda entro il termine previsto del 21 gennaio 2010 (ricordate questa data, gennaio 2010). Il bando prevedeva i seguenti criteri per stilare la graduatoria:

criteri

Ebbene, che ci crediate o meno, la famigerata graduatoria viene finalmente pubblicata, con Decreto Ministeriale, in data 19 aprile 2011! Sono passati 15 mesi dalla sottomissione della domanda, ma, come si dice, meglio tardi che mai. Con nostro sommo piacere, Meetecho è ben piazzata in graduatoria, risultando agevolabile con fondi PON:

graduatoria

Adesso, voi cosa fareste se doveste ricevere una comunicazione di accesso ai fondi quale quella sopra riportata? Immagino che vi predisporreste a ricevere il decreto di concessione delle agevolazioni ed a pianificare al meglio il lavoro da fare. Ebbene, questo è quello che abbiamo fatto noi. Il problema è che l’attesa non solo è durata un altro anno e mezzo, ma è terminata nel modo più inaspettato possibile. Dopo aver sollecitato il Ministero a più riprese, abbiamo infatti ricevuto, in data 11 ottobre 2012, la seguente comunicazione ufficiale:

comunicazione

Sì sì, avete letto bene, il Ministero ci preavvisa del fatto che la nostra domanda sarà ‘rigettata’, dato che il blasonatissimo “Comitato Tecnico per l’Innovazione Tecnologica” ha espresso il seguente, circostanziato, parere negativo sulla nostra idea di progetto:

parere

Essendo da tempo un sostenitore convinto dell’epoché husserliana, eviterò di commentare la ‘rudezza’ del giudizio del Comitato, limitandomi a riportare l’incipit delle nostre 10 pagine di risposta formale alla comunicazione del Ministero.

risposta

Nessuno di noi faceva ormai grosso affidamento sulla possibilità di controvertere il verdetto del Comitato. La nostra risposta era stata dettata più dall’orgoglio che non dall’effettiva fiducia nell’utilità dell’azione. Anche perché, a ben tre anni di distanza dalla partenza del bando, i nostri obiettivi e le noste priorità, come azienda, erano totalmente cambiati rispetto a quanto indicato nella proposta iniziale. Il 100% del programma ipotizzato a suo tempo era stato realizzato con le nostre risorse, i nostri sforzi e le nostre energie, a testimonianza del fatto che il nostro capitolato tecnico non era poi tanto campato in aria.

Il 6 dicembre 2012, però, arriva un’ulteriore comunicazione del Ministero, che ci fa prima sorridere…

comunicazione2

…sorridere perché c’è scritto che:

  • il 18 ottobre 2012 il blasonatissimo Comitato Tecnico è stato soppresso;
  • il Ministero ha ritenuto condivisibili le nostre controdeduzioni;
  • il Ministero ammette il nostro programma alle…

…alle, udite udite, alle…

riammissione

In pratica, l’erogazione delle agevolazioni è subordinata alla immissione in azienda di ben 100.000 Euro in mezzi freschi, vale a dire soldi liquidi resi disponibili, di tasca propria, dai soci. Il concetto è quello di garantire la copertura del rischio, e di farlo con le risorse ‘fresche’ dei soci (il che rende del tutto impraticabili, ad esempio, soluzioni quale la ricapitalizzazione degli utili dell’azienda).

In conclusione, il 6 febbraio 2013 firmiamo finalmente il decreto di concessione delle agevolazioni, un decreto che abbiamo messo in cornice, a futura memoria, come esempio eclatante di mancanza di tempestività, di approssimazione nelle procedure e di disorientamento del Ministero dello Sviluppo Economico:

ministero

Inutile ribadire che i 100.000 euro ‘freschi freschi’ non li abbiamo mai raccolti e che il finanziamento non l’abbiamo potuto sfruttare. Ah, dimenticavo una piccola nota di colore. Quando ci siamo recati a firmare il sopramenzionato decreto, l’ufficiale incaricato si è complimentato con noi, dicendoci che, fino a quel momento, eravamo gli unici che erano riusciti a completare l’intero iter di valutazione, giungendo all’agognato momento della firma dei documenti di concessione! Non male, come risultato, no?!

Seconda puntata: il bando MIUR ‘Startup’

Non contenti dell’esperienza relativa al bando FIT, quando il 13 marzo 2013 il MIUR pubblica, con il D.D. 436, il nuovo bando Startup, noi di Meetecho ci rimettiamo in gioco, partecipando alla competizione con alcune delle nostre idee di progetto. A spingerci a farlo sono, da un lato, il nostro inguaribile ottimismo, dall’altro, la fiducia concessa al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed al suo sforzo evidente di migliorare l’intero processo di pianificazione, di distribuzione e di gestione dei finanziamenti pubblici, nell’ambito del cosiddetto Piano di Azione e Coesione. L’idea dei ritardi.0, in particolare, ci affascina e ci stimola.

Le premesse sono buone e vengono effettivamente confermate. A poco più di due mesi dalla sottomissione delle proposte, il 19 luglio 2013, il MIUR pubblica i Decreti di approvazione delle graduatorie, per tutte e quattro le linee di finanziamento (Big Data, Cultura ad impatto aumentato, Social Innovation Cluster, Contamination Lab). Meetecho se la cava alla grande, risultando in graduatoria con ben tre proposte, su tre linee differenti. Ora non tocca che aspettare la selezione, tra i “soggetti ammessi”, di quelli effettivamente “ammessi ai finanziamenti” (quanta importanza in quel complemento di termine!). Anche in questo caso, la risposta non tarda ad arrivare: il 12 novembre 2013 il MIUR pubblica la graduatoria definitiva, contenente 39 progetti vincitori, finanziati con uno stanziamento totale di oltre 24 milioni di euro. Noi ci siamo, con una proposta sulla linea ‘Social Innovation Cluster’.

Fino a questo punto, tutto rose e fiori. Nel giro di pochi mesi (tra maggio e novembre) abbiamo ‘quasi’ completato l’intero iter di valutazione. Se solo penso ai tempi biblici del precedente bando, mi viene quasi da sorridere. L’ultimo atto riguarda il Decreto di ammissione ai finanziamenti, documento redatto il giorno prima di Natale (24 dicembre 2013) e che noi riceviamo tramite comunicazione ministeriale il giorno dopo della Befana (7 gennaio 2014).

capitale

Il decreto recita più o meno così:

decreta

Tutto molto bello…ma c’è una frase che suona quasi come un campanello d’allarme, quel:

nella misura, forme, termini, modalità e condizioni previste dall’Avviso, secondo quanto
contenuto nella scheda progetto allegata al presente Decreto (Allegato 1), parte integrante
e sostanziale del presente Decreto.

Andiamo quindi ad aprire l’Allegato 1…

capitale

Doh! Ci risiamo…il Ministero ci concede le agevolazioni, ma, ancora una volta, ci chiede l’immissione di questi benedetti ‘mezzi freschi’, pena l’esclusione dalla graduatoria. E questo lo fa con tutte le aziende coinvolte nel consorzio che aveva presentato l’idea di progetto. Da una rapida analisi delle richieste del Ministero, tra l’altro, riusciamo a ricavare il ‘difficilissimo’ algoritmo applicato per determinare l’entità dell’apporto: per tutte le aziende partecipanti, la richiesta di mezzi freschi copre, in toto, la quota di cofinanziamento prevista dal bando.

Nel caso dell’azienda capofila, poi, si è deciso di accollarle anche la quota di cofinanziamento relativa all’ente di ricerca, coinvolto nel consorzio per coprire gli aspetti più squisitamente speculativi della proposta. Il ragionamento effettuato dalle banche in occasione della cosiddetta verifica di sostenibilità economica dell’iniziativa è, effettivamente, semplice e lineare: le iniziative sono sotenibili se e soltanto se le aziende coinvolte provvedono a coprire, in anticipo, e con mezzi freschi, l’intera quota di cofinanziamento. Ora, è ovvio che il ragionamento non fa una piega, se l’ottica è quella di minimizzare il rischio assunto dall’ente finanziatore. E’ pur vero, d’altro canto, che la tecnica proposta si sposa male con il concetto dello Stato che si cala, per quanto possibile, nel ruolo maieutico dell’incubatore di nuove idee innovative e di catalizzatore della crescita industriale del sistema paese.

Volendo entrare un po’ più nel merito, poi, ci sarebbe da dire che la richiesta di anticipare l’intero cofinanziamento a tutti gli effetti smentisce le intenzioni stesse del Ministero, il quale aveva ufficialmente previsto (si veda, a tal proposito, la FAQ ufficiale sul sito PONREC) la possibilità di cofinanziare in natura, vale a dire con il contributo dei soci in qualità di ‘lavoratori’ della propria azienda:

FAQ

La mia prima reazione, alla ricezione della comunicazione del Ministero, è stata quella di mandare tutto all’aria, senza perdere nemmeno più un minuto con questa (nonché con qualsiasi potenziale futura) iniziativa del Ministero. Partecipare ad un bando non è cosa facile, e chi ha esperienza di progetti, nazionali e non, questo lo sa bene. Occorrono, innanzitutto, le idee. Bisogna, poi, mettere in piedi un consorzio credibile. Infine, si deve produrre la documentazione (tecnica ed amministrativa) di progetto. Noi di Meetecho dedichiamo una buona dose di energie a questo tipo di attività, avendo partecipato, negli ultimi anni, ad un discreto numero di progetti in ambito nazionale ed europeo. La rabbia iniziale l’ho smaltita con un tweet un po’ provocatorio, inviato, per conoscenza, a Fabrizio Cobis, manager presso il MIUR e responsabile della gestione dell’intero Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013:

Cobis, che è, tra l’altro, uno dei principali fautori dello slogan ritardi.0, mi ha risposto praticamente subito, chiedendomi delucidazioni e dicendomi che, a suo parere, il bando era chiaro su questi aspetti:

  Alla mia risposta sull’inopportunità della richiesta di immissione di mezzi freschi…

…ha fatto seguito un invito esplicito ad un incontro chiarificatore

Chapeau per Cobis, il quale ha confermato di essere senz’altro aperto al confronto, nonché rapido nel prendere iniziativa. L’incontro, che si è effettivamente svolto venerdì scorso, a Roma, presso la sede del Ministero, è stato stimolante e fruttuoso. Il nostro interlocutore ci ha informati di aver ricevuto molte ‘richieste di chiarimento’ nello stesso stile della nostra e ci ha chiesto di formulare proposte concrete volte, da un lato, alla risoluzione dell’impasse venutasi a creare per le imprese (non solo la nostra), dall’altro, a tutelare le giuste esigenze di protezione dell’investimento di fondi pubblici da parte del Ministero. Noi, in realtà, di proposte concrete, in mente, già ne avevamo. Ne riporto una su tutte, forse la più banale, ma anche la più intuitiva, nonché semplice da realizzare, a mio modo di vedere:

1. Il Ministero non concede anticipi alle aziende se non a fronte di fideiussione bancaria;
2. Il monitoraggio dei progetti procede, come per tutti i PON, per Stati Avanzamento Lavori (SAL)
semestrali;
3. Le aziende finanziate sostengono, con le proprie risorse, i primi sei mesi di progetto;
4. Alla scadenza del primo SAL, il Ministero verifica la coerenza sia del piano di sviluppo sia della
rendicontazione dei costi;
5. Se tutto quadra, entro un mese dal primo SAL (qui la tempestività risulta, ancora una volta,
cruciale), il Ministero provvede alla erogazione della prima tranche di finanziamento;
6. Il processo si ripete per i successivi SAL.

La semplice proposta abbozzata nella lista precedente garantisce, in effetti, che il finanziamento sia protetto, sin dall’istante zero delle attività di progetto. Il Ministero, nel caso peggiore, ci perderebbe ‘solo’ le risorse investite nelle attività di monitoraggio dei primi sei mesi di progetto (o di un successivo intervallo, sempre della durata massima di un semestre). Le aziende si impegnerebbero a sostenere, in anticipo, i costi di al più un semestre di lavoro, potendo, tra l’altro, inserire nelle rendicontazioni sia la quota di cofinanziamento ascrivibile ai costi del personale dipendente, sia quella relativa alle prestazioni in natura offerte dai soci. La reazione di Cobis alla mia proposta non è stata per nulla scomposta. Anzi, direi che lui ha addirittura rilanciato, dicendo che, a suo modo di vedere, più che il classico ‘monitoraggio’, risulta, in questo caso, fondamentale, mettere in piedi attività di ‘tutoraggio continuo’ delle imprese da parte di esperti individuati dal Ministero. A testimonianza di questa sua convinzione, un tweet inviato il giorno successivo, che recita così:

 

Ci siamo lasciati con la promessa di proseguire il confronto. Io mi sono offerto, tra l’altro, di fare da collettore di proposte provenienti dalle altre startup coinvolte nel bando. A tal proposito, invito chiunque abbia idee, proposte, o commenti, a contattarmi senza esitazioni (spromano[at]meetecho[dot]com, @spromano su twitter). Come si dice a Napoli, “Quante cchiù simmo, cchiù belle parimme! (Più siamo e più ci divertiamo)” Dal canto mio, prometto di tenervi informati sull’evoluzione della cosa. Stay tuned!

Info su Simon Pietro Romano

Simon Pietro Romano è un ricercatore in Ingegneria Informatica presso l'Università Federico II di Napoli, dove insegna Reti di Calcolatori ed Applicazioni Telematiche. Da sempre impegnato in attività di trasferimento teconologico vesro le imprese. Nel 2009 fonda Meetecho, uno spin-off accademico in cui confluiscono le attività di ricerca da lui condotte, insieme con Alessandro Amirante, Tobia Castaldi e Lorenzo Miniero (suoi ex studenti divenuti, per scelta e per passione, ricercatori 'precari' della Federico II) nell'ambito delle applicazioni real-time multimediali.

23 risposte a “Bandi startup: tempi, costi, dinamiche”

  1. Fabrizio Cobis ha detto:

    Da qualche ora abbiamo reso nota la nostra ipotesi di soluzione. Se andate su @ponrec o su @siboc la trovate

  2. Danilo De Mari ha detto:

    A mio avviso, il MIUR dovrebbe gestire con maggiore coraggio i fondi destinati all’innovazione e ai bandi “startup”. Se da un lato sono comprensibili le cautele legate alla amministrazione di denari del contribuente, è altresì vero che la logica di gestione di questi fondi non può essere quella utilizzata per investimenti industriali in beni materiali (macchinari o fabbricati). Se il MIUR vuole sostenere l’imprenditorialità e assumere il ruolo di seed o early-stage investor, deve riconoscere i rischi impliciti in questa attività e fissare degli obiettivi realistici ed allineati con l’attività stessa. Il portafoglio di un venture capitalist mediamente è composto dal 10% di imprese di successo, da un 30-40% di imprese che sopravvivono senza raggiungere i risultati previsti, e da un restante 50-60% di fallimenti. Pertanto, a parere di chi scrive, non è utile nell’ottica del contribuente che il MIUR finanzi i soli progetti che coprono con risorse liquide la proprie quota di co-finanziamento; non è la disponibilità di equity la variabile che discrimina i progetti di successo dagli altri. I suggerimenti che mi sento di dare sono questi: essere meno rigidi sui requisiti formali e di capitalizzazione e più rigorosi nelle valutazioni di merito dei progetti; correlare i contributi pubblici a milestone chiare e ravvicinate (al massimo semestrali); essere più inclini ad accettare eventuali “fallimenti”, per definizione inevitabili quando si finanziano delle “startup”; considerare che anche i cosiddetti fallimenti (esclusi, ovviamente, quelli fraudolenti) vanno valutati in senso positivo poiché anche le attività di R&D e product development svolte in una impresa che non ha trovato il suo posto nel mercato producono benefici effetti di spillover nell’ambiente economico e sul mercato del lavoro. Infine, ben vengano il monitoraggio ed il tutoraggio sulle aziende finanziate, ma per gli stessi motivi di cui sopra meglio che sia fatto da professionisti del settore (Venture Capitalist, Incubatori, Business Angels) piuttosto che da istituti bancari più abituati a valutare progetti industriali con un profilo di rischio-rendimento più moderato di quello implicito in una startup.

    • bicienzo ha detto:

      Bravo Danilo! Sono pienamente d’accordo.
      Da contribuente posso dire che sarei ben felice di rischiare parte dei miei tributi al fine di tentare una ripresa del mio paese, probabilmente puntando sull’unica vera arma: l’innovazione.

      • Fabrizio Cobis ha detto:

        Dico solo che quanto scritto da Danilo e’ esattamente e totalmente quanto da me immaginato e proposto.

        • Simon Pietro Romano ha detto:

          …e allora diamoci da fare e sblocchiamo questa situazione di stallo. Tra qualche anno il MIUR potrebbe ricordare con orgoglio questi momenti e, magari, avere qualche ‘success story’ in più da raccontare.

          • bicienzo ha detto:

            Esatto, muoviamoci! 🙂
            Evitiamo che questi progetti innovativi diventino vecchi prima ancora di iniziare! E ricordiamoci che ufficialmente i progetti sono iniziati, secondo comunicazione del MIUR, il 1 settembre 2013. Siamo a Febbraio 2014…

  3. Giacomo ha detto:

    Oggi è uscita questa interrogazione del Movimento 5 stelle sul caso, chissà che adesso non si muovano…

    NUTI, DI BENEDETTO, DI VITA, LUPO, MANNINO e NESCI. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
    il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, tramite il decreto direttoriale 13 marzo 2013, n. 436, pubblica un avviso per la presentazione di progetti all’interno del bando «Start Up»;
    tale bando si propone di definire gli interventi per «la promozione di ricerca e innovazione stimolando la capacità, in particolare attraverso applicazioni dell’ICT, di tradurre, aumentare e valorizzare i giacimenti di informazione, conoscenza, cultura e competenze del territorio in soluzioni concrete di diretto impatto sulle potenzialità competitive delle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia»;
    il bando prevede 4 linee di intervento: 1 «Big Data», dotata di 8 milioni di euro, 3 «Cultura ad impatto aumentato», dotata di 14 milioni di euro; 3 «Social Innovation Cluster», dotata di 7 milioni di euro, 4 «Contamination Labs», dotata di 1 milione di euro; per un totale di 30 milioni di euro per l’intero Bando «Start Up»;
    gli esiti della valutazione dei progetti inviati vengono resi pubblici tramite due decreti direttoriali del 19 luglio 2013, n. 1417 e 1418: sono stati 91 i progetti che hanno superato la prima valutazione, per un valore complessivo di oltre 68,5 milioni di euro;
    a questi soggetti è stato chiesto di presentare gli ultimi due bilanci approvati, una richiesta che, trattandosi di imprese da poco avviate, non raramente può costituire un ostacolo per le start-up, da sottoporre all’attenzione di istituti bancari convenzionati con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca al fine di effettuare una istruttoria finanziaria;
    a seguito dell’esito dell’istruttoria finanziaria, è stata prodotta una ulteriore graduatoria
    pubblicata tramite il decreto direttoriale 12 novembre 2013, n. 2145, con la quale venivano ammessi al finanziamento solo 39 progetti (ricompresi nelle Linee 1, 2 e 3, escludendo la Linea 4) per un valore complessivo di 24 milioni di euro, «sprecando» quindi circa 6 milioni di euro;
    tuttavia, in data 24 dicembre 2013 è stato emesso un nuovo decreto direttoriale, inviato ai vincitori del Bando solo il 7 gennaio 2014, cioè due settimane dopo, con cui si comunicava l’ammissione al finanziamento: in allegato erano elencati i requisiti per accedere al finanziamento, tra cui ad avviso degli interroganti spiccava per assurdità la richiesta di apporto di «mezzi freschi» per importi irragionevoli, pena l’esclusione dalla graduatoria;
    da una disamina più attenta degli importi richiesti, emerge come l’apporto dei mezzi freschi corrisponda all’importo di cofinanziamento previsto dal bando: in altre parole, per ottenere dei fondi, a titolo di cofinanziamento, bisogna prima trovare altrettanto denaro in altre forme;
    questo tipo di problema si era già verificato in passato, come ad esempio per il Bando «FIT Start-up» promosso dal Ministero dello sviluppo economico, mostrando come questa sia una pratica diffusa e non una eccezione;
    ricordiamo in questa sede l’allarmante situazione economica e sociale in cui versa il nostro Paese e il Mezzogiorno in particolare, incluse le 4 regioni interessate dal bando oggetto del presente atto di sindacato ispettivo (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria); i dati sulla disoccupazione giovanile rendono ben chiara questa situazione: a livello nazionale ha superato abbondantemente il 40 per cento mentre in alcune aree meridionali ha superato l’allarmante soglia del 50 per cento;
    il settore delle start-up innovative, costituisce oggi nel nostro Paese un segmento dell’economia fondamentale per garantire ai nostri brillanti giovani l’opportunità di avviare un’attività propria, e i bandi come quello in oggetto dovrebbero fornire vantaggi reali e non tradursi in quella che potremmo definire una chiara presa in giro –:
    se, venuto a conoscenza dei fatti esposti in premessa, non intenda intervenire per rendere meno stringenti i requisiti necessari per l’ottenimento dei finanziamenti e, più in generale, per rendere veramente fruibili le possibilità offerte dal bando Start up del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca;
    se non intenda abbandonare la pratica diffusa anche per i bandi rivolti alle imprese start-up di richiedere apporti di mezzi freschi per importi talmente irragionevoli da rendere vano l’aiuto offerto dal bando stesso;
    se non intenda utilizzare i 6 milioni di euro non destinati per sostenere anche altri progetti inclusi nelle graduatorie allegate ai due decreti direttoriali del 19 luglio 2013, n. 1417 e 1418.
    (4-03195)

    • Wow…sembra quasi che si siano ispirati a questo post (come altri articoli che ho visto in rete in questi giorni, del resto) :-). Speriamo che ne venga fuori qualcosa. La mia sensazione è che le contromisure cui sta pensando il MIUR non siano affatto sufficienti. Si parla infatti di mantenere l’obbligo di ricapitalizzazione, ma con la possibilità di ‘rateizzazione’. Io insisto nel ritenere che non ci sia alcun bisogno di incrementare il capitale sociale per garantire la sostenibilità del progetto.

      • fabrizio cobis ha detto:

        però riflettiamo bene: se la proposta è quella descritta nel post iniziale, che è null’altro di diverso da quanto già avviene, allora a nulla serviva la valutazione economica prevista dal bando.

        • Quella del mio post era poco meno che una bozza.

          La proposta ‘strutturata’ che abbiamo avanzato noi di Meetecho (e su cui stanno convergendo molte startup che mi hanno contattato off-line) è la seguente:

          1) Equiparare ai “mezzi freschi” l’autofinanziamento aziendale, rappresentato dagli utili netti prodotti dalla società nel periodo di rendicontazione e reinvestiti (cioè non distribuiti ai soci); gli utili infrannuali potrebbero essere determinati da un bilancio semestrale redatto con gli stessi criteri previsti per il bilancio d’esercizio, approvato dall’assemblea e eventualmente certificato da un revisore contabile indipendente;

          2) Ridurre l’apporto richiesto ai soci (sia che si tratti di mezzi freschi, sia che si tratti di utili reinvestiti) di un importo pari al valore programmato dei contributi in natura erogati dai soci, dal momento che gli stessi per definizione non determinano uscite monetarie e quindi non necessitano di copertura finanziaria ;

          3) Scaglionare l’apporto dei soci (costituito indifferentemente da mezzi freschi o da utili reinvestiti, e calcolato già al netto dei contributi in natura dei soci) in rate semestrali, proporzionando l’apporto semestrale al costo preventivato del progetto in ciascun semestre (oppure, meglio, parametrandolo a posteriori al valore dei costi rendicontati nel SAL semestrale).

          A me sembrano proposte più che ragionevoli, sulle quali spero che il Ministero possa ragionare con ‘mente aperta’. Del resto si sa: “Minds are like parachutes. They only function when open” 🙂

          • fabrizio cobis ha detto:

            e per chi poi non produce utili nel perdo di rendicontazione e/o ha un valore limitato di contributi in natura?

          • Alessandro Amirante ha detto:

            Se il problema, come mi pare di capire, è fornire le dovute garanzie, non si potrebbe utilizzare il Fondo Centrale di Garanzia, cui le tanto pubblicizzate start-up innovative hanno accesso gratuito?

            Da http://startup.registroimprese.it :
            “Accesso semplificato, gratuito e diretto per le start-up al Fondo Centrale di Garanzia, un fondo governativo che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari.”

            …e ancora da http://www.fondodigaranzia.it :
            “Con il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l’Unione europea e lo Stato Italiano affiancano le imprese che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di sufficienti garanzie. La garanzia pubblica, in pratica, sostituisce le costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento.”

            …infine, da http://www.ponrec.it :
            “Il Fondo centrale di garanzia è lo strumento che lo Stato italiano mette a disposizione delle micro, piccole e medie imprese per favorire l’accesso a finanziamenti bancari per investimenti e per liquidità purché finalizzati all’attività di impresa.”

          • Danilo De Mari ha detto:

            Chi non produce utili, immetterà i “mezzi freschi” richiesti dalle banche .

            Chi ha un valore limitato di contributi in natura, dovrà coprire il cofinanziamento con utili o con mezzi freschi.

  4. Stefano Comida ha detto:

    Per ora questa è la dimostrazione che il sistema non è all’altezza di noi imprenditori. Confido in chi ha indetto questi bandi di capire l’ecosistema startup e di rendere tutto molto più fruibile.
    Io ora aspetto un piccolo bando dalla Camera di Commercio di Varese e devo dire che dopo aver letto la storia sto incominciando a preoccuparmi :)!!

    • Antonella Grasso ha detto:

      Arrendersi mai..se l’autore dell’articolo lo avesse fatto forse si sarebbe persa un’occasione per migliorare le cose. Ieri c’è stato un tweet di Cobis al quanto rassicurante e il merito è di chi ha insistito con caparbietà. Anche nella pubblica amministrazione di tanto in tanto si trova qualche funzionario/dirigente di buona volontà che ha voglia di dare un senso al suo lavoro. Personalmente lavoro in un’associazione di categoria e credo che qualche responsabilità ce l’abbiamo anche noi che spesso ci fermiamo in superficie senza entrare nel merito delle cose. Per il futuro, probabilmente, mi occuperò di startup, innovazione e ricerca, a livello nazionale, spero di poter dare un piccolo contributo a rendere la vita meno complicata a chi ha voglia e capacità di scommettere su se stesso. Il futuro passa da qui… in bocca al lupo..

    • fabrizio cobis ha detto:

      Grazie Danilo, allora sto ragionando bene…

  5. Fabrizio Cobis ha detto:

    Ho letto tutto con attenzione e confermo che stiamo lavorando su alcune ipotesi che spero di concretizzare in pochi giorni

  6. bicienzo ha detto:

    Caro Simon Pietro, la tua vicenda mi ha fatto sorridere, visto che sono ottimista di natura. Ci sarebbe piuttosto da piangere.
    Ho aperto la prima start-up nel settore internet nel 1998, quando si pensava che una start-up fosse qualcosa da mangiare. Da allora ho vissuto varie vicende come questa, in cui solo una enorme caparbietà mia ha permesso di non mandare tutto a quel paese (non il nostro, ovviamente).
    Ho vissuto vari anni negli stati uniti, dove ho visto start-up in pochi anni passare dal garage all’IPO o ad acquisizioni gratificanti (è di ieri la notizia di NEST acquisita da Goole per 3,2 Miliardi di $).
    Ma torno sull’ottimismo e credo che qualcosa stia cambiando! Considera solo i tempi di risposta: da 3 anni a 6 mesi! Quasi un lampo…
    Così come i primi figli devono spianare la strada ai secondi, consideriamoci dei primi figli che stanno rendendo un pò più fertile il terreno dei futuri start-uppers grazie anche all’aiuto (bisogna riconoscerlo) di alcuni dirigenti del ministero che stanno provando a capire le REALI dinamiche di una start-up.
    In bocca al lupo a tutti noi affinché possiamo trovare nel frattempo tanti “MEZZI FRESCHI”. Le banche italiane ne hanno bisogno.

  7. Antonella Grasso ha detto:

    La procedura che avete suggerito è di solito utilizzata per tutti gli incentivi agli investimenti, come la ex 488/92 o bandi finanziati con fondi strutturali, e a maggior ragione dovrebbe essere mutuata per una startup. Sui tempi di attesa della valutazione dei progetti il MISE è un vero disastro! Nel bando per i Progetti di Innovazione Industriale, di Industria 2015, il ministero ha impiegato circa due anni per far uscire la graduatoria. Nel frattempo di innovativo non era rimasto più nulla! In bocca lupo!

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