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Sting fa impresa turistica in Italia e noi ci indigniamo

29 agosto 2014

La cosa che più mi ha irritato è stato leggere un professionista come Massimo Gramellini, capace, attraverso le pagine de La Stampa, di arrivare a centinaia di migliaia di lettori, quindi di influenzarne il pensiero, commentare in modo tanto semplicistico e superficiale una iniziativa imprenditoriale che potrebbe solo dare lustro al nostro territorio.

Da una parte c’è Sting che fa impresa turistica in Italia. Si, Sting, quello dei Police, di message in a bottle e Roxanne, che ha sempre dichiarato il suo amore per l’Italia, tanto da comprare una delle più prestigiose e antiche ville della Toscana e decidere di rimettere in sesto la produzione del suo vigneto che oggi produce un pluripremiato olio biologico da olive di Frantoio.

Sting fa impresa turistica

Poi, sempre lui, visto che “la piccola tenuta” lo permetteva, ha deciso di aprirla a feste private, matrimoni, ecc., e di lanciare addirittura una scuola di cucina al suo interno, dichiarando: «Abbiamo deciso di inaugurarla in autunno perché le ricette della nostra chef italiana, Alba di Papi, celebrano la vendemmia. L’esperienza prevede anche la possibilità che gli ospiti raccolgano l’uva e visitino l’azienda. Il programma della primavera sarà invece incentrato sui vari tagli di carne di maiale. Ci sono così tante ricette tradizionali sulle diverse carni, e sarà una full immersion nella vita rurale italiana».

La definizione di impresa turistica: imprese che esercitano attività economiche organizzate per la produzione, la commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti parte dei sistemi turistici locali, concorrenti alla formazione dell’offerta turistica. 

Quindi Sting sta facendo impresa turistica in Italia. E lo sta facendo mettendo su una intelligente, profittevole, interessante, bella operazione imprenditoriale che può dar prestigio al nostro paese e contribuire al rilancio di quel turismo che tanto piangiamo negli ultimi anni.

Il turismo: il complesso delle manifestazioni e delle organizzazioni relative a viaggi e soggiorni compiuti a scopo ricreativo o di istruzione.
Al centro dell’esperienza turistica è il turista definito dall’Organizzazione Mondiale del Turismo come colui che viaggia in paesi diversi dalla sua residenza abituale e al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall’esercizio di ogni attività remunerata all’interno dello stato visitato.

Dall’altra parte ci siamo noi con la nostra ormai consueta abilità di parlare a sproposito, di far passare la voglia di visitare, abitare, e più di tutto di fare impresa nel nostro paese. Si, noi accompagnati sempre dalla nostra solita stupidità: il dito indica la luna e noi guardiamo il dito e lo cazziamo perché non ha fatto la manicure. Noi che come ha ben ricordato Osvaldo Danzi (da cui ho preso spunto), siamo quelli di un caffè pagato 30,00 € in Piazza a Venezia, e quelli che facciamo pagare 42,00 € tre gelati perché serviti al bar vicino la Fontana di Trevi.

Noi che l’unica cosa che sembra interessarci di questo pezzente inglese è che non solo ci chiede di andargli a zappare la terra, ma pretende pure che gli diamo dei soldi, noi a lui, 262,00 € per una giornata. Noi furbacchioni, paperoni, che siamo patriottici. Che i nostri soldi li diamo a un Briatore qualunque, pure mille euro a sera gli abbiamo dato e gli daremmo se potessimo ancora permettercelo, tutti però spesi per i meglio Dj, le meglio femmine, e le meglio bollicine. Vuoi mettere con quattro olive sporche ancora di terra…

Ora, vizi e ignoranza personale a parte. Ognuno sperpera il proprio denaro come meglio crede. Quello che mi interessa è capire perché in tanti hanno gridato allo scandalo. Hanno additato l’imprenditore Sting a tirchio morto di fame che viene qui a chiederci di spaccarci la schiena per raccogliere le sue olive pretendendo pure che gli paghiamo la nostra fatica.

Perché vi siete tanto incazzati?
Ora vi faccio due conti: per un’ ora di formazione di un docente, o di un professionista chiamato a qualche seminario come esperto di qualsivoglia materia, o di un consulente aziendale, si è disposti a spendere (o almeno non ci si scandalizza della richiesta) dalle 100,00 € alle 500,00 € per ogni ora; se la formazione è svolta in più giornate, si va a forfait.
La richiesta di Sting (della struttura, le cui decisioni marketing e commerciali non so se le prende in prima persona) pare sia di 262,00 € e ha un programma preciso: si inizia con un picnic nei campi durante il quale personale qualificato insegnerà ai partecipanti la nobile arte della raccolta delle olive. Al termine, ad ogni partecipante verrà consegnato un cestino vuoto tutto da riempire nel corso della giornata fino al tramonto quando si potrà degustare un delicato bicchiere di Sangiovese (in vendita a 15,70 euro).

Mi pare che il programma possa definirsi giornata di formazione in cui si applica in pratica (nella seconda parte) la teoria insegnata nella prima parte.

Altra polemica, o almeno altro argomento che hanno usato i sapientoni criticoni, ignorantoni, in questi giorni, per il solito brutto vizio di non saper tacere al momento opportuno, è quello del prezzo del calice di Sangiovese a 15,70 €. Oppure del costo di 6000 € a settimana per il soggiorno nella dimora. Ora mi chiedo, anzi vi chiedo: quando sentite parlare di suite ultralussuose, dotate di ogni comfort e di tutti gli sfarzi utili solo a sfoggiare la pienezza del portafogli di chi le sceglie, il costo di queste suite è mai al di sotto dei 1000,00 € per notte? non mi pare. Una dimora (quindi non una camera) nella tenuta di Sting, a conti fatti, viene a costare, a chi sceglie l’eleganza, la sua tranquillità, la sua bellezza di una natura unica, neanche 900,00 € per notte.

Non sto dicendo che dovremmo ringraziare Sting per aver scelto l’ Italia per la sua vita e parte delle sue imprese. Dovremmo semplicemente esserne fieri. Dovremmo crearci valore intorno. Dovremmo approfittare noi della sua immagine. E invece dobbiamo sperare che se ne stia lì a coltivare la sua terra invece che leggere le nostre cazzate su internet.

C’è proprio che noi non conosciamo la cultura del turismo. Pertanto non sappiamo come svilupparlo. Non conosciamo il valore delle nostre terre, della nostra naturale bellezza. Non valorizziamo il sudore del nostro lavoro, non ne apprezziamo i frutti. Noi siamo quelli che stanno lasciando scomparire i mestieri artigiani, quelli che i contadini sono poveracci.

Info su Luca Carbonelli

Luca Carbonelli si occupa di sales e marketing per la azienda di famiglia, la Torrefazione Caffè Carbonelli s.a.s. La case history della sua azienda parte quando comincia a vendere il proprio prodotto sulla piattaforma ebay.it, dove, dopo poco viene inserito tra i migliori venditori della piattaforma nella categoria dedicata alle PMI. Successivamente crea www.caffecarbonellishop.com ed è costantemente impegnato nell'aggiornamento e restyling dell'identità della sua azienda sia online che offline. www.caffecarbonelli.it Appassionato di qualsiasi forma di comunicazione purchè funzionale. E' convinto che il feedback del cliente sia la miglior forma pubblicitaria.

9 risposte a “Sting fa impresa turistica in Italia e noi ci indigniamo”

  1. dario meoli ha detto:

    Finalmente qualcuno che ha capito lo spirito dell’iniziativa… I 262 euro li paghi per passare una giornata da TURISTA DI LUSSO in campagna, dove ti offrono il pranzo, ti fanno uno spiegone di come si fa a vendemmiare e poi ti danno l’opportunità di mettere in pratica quanto imparato, in modo che tu possa fare lo sborone con i tuoi colleghi raccontando loro quanto sei figo a fare la vacanza alternativa. Chi va a raccogliere l’uva nei campi a 5 euro l’ora sono ben altre persone.

  2. SONIA GAIAS ha detto:

    SCUSATE MA QUESTO E’ UN’NSULTO ALLA NOSTRA DIGNITA’, MA SI PUO’ NON CAPIRE IL TENTATIVO DI SFRUTTARE LA NOTORIETA’ ACQUISITA’ PER OTTENERE UN CHIARO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO ANZI QUESTO VA OLTRE PERCHE’ ADDIRITURA E’ IL LAVORATORE CHE DEVE PAGARE..COME SI PUO’ NON ESSERE OFFESI DA TANTA ARROGANZA E SUPERBIA..VENGA LUI NEL MIO OLIVETO E VIGNETO CENTENARI DI FAMIGLIA SE VUOLE IMPARARE UN PO’ DI LAVORO E IMPRENDITORIALITA’ AGRICOLA…NON SCHERZIAMO…..

    • Andrea Aulisi ha detto:

      Perchè invece non vai da Sting a farti spiegare come creare valore ulteriore al valore che già attualmente produci? Sting offre a queste persone una esperienza, delle emozioni che non hanno niente a che vedere con la raccolta delle olive. Dobbiamo solo ringraziare che queste persone che scelgono di spendere in Italia i propri giorni di ferie e i propri soldi, se ne andranno con un ricordo profondo di una esperienza incantevole.
      Dovresti ringraziare anche tu che i prossimi turisti che compreranno nel tuo oliveto e vigneto centenari di famiglia potrebbero essere portati lì da questo “squalo inglese” ! 🙂
      E poi uno che ha fondato i Police, non può non esser fonte di ispirazione!

  3. Carbonelli, scusi la franchezza ma lei fa un po’ di confusione e polemica di bassa lega con argomenti abbastanza risibili.
    Sorvolo sui meriti filantropici di Sting: lui fa giustamente i suoi interessi, che io certamente non critico, ma da qui a passarli per filantropia, tanto da dire che dovremmo ringraziarlo baciare dove cammina, beh, ce ne corre.
    Il punto infatti non è economico, ma di costume: c’è gente che per raccogliere le olive di Sting (NB: non per cenare con Sting, parlare con Sting, fare il bagno in piscina con Sting) è disposta a pagare, credendo di fare “lezione di cultura contadina” (così leggo in una surreale nota di slowine). Sting nemmeno lo vede, se non in foto. Contenti loro, contenti tutti, per carità. Però capiamoci: Wanna Marchi che vendeva effetto placebo a dei poveri disgraziati era una malandrina e Sting che fa vendemmiare (sì, coi gadget inclusi) a 260 euro al giorno, no?
    Io sto con Wanna marchi e con sting, sia chiaro.
    Ma chi gli dà i soldi è un vero coglione, altro che impresa turistica.

    • Luca Carbonelli ha detto:

      Stefano, scusi lei la franchezza, ma credo che non ha capito un bel niente. Qui Sting non c’entra un fico secco.

      • A me pare che c’entri parecchio, visto che lei lo porta ad esempio di soggetto che fa “impresa turistica”.

        • Luca Carbonelli ha detto:

          E probabilmente questa è l’unico passaggio di questo post che non può essere interpretato. È un dato di fatto, se l’ha letto il post, vede che all’interno ci sono le definizioni in italiano di “impresa turistica”, di “turismo”, di “turista”. E si, Sting sta facendo impresa turistica. E no, non truffa nessuno. E si, porta valore alle sue entrate e alla comunità del territorio. E si, c’è chi già lo faceva ma non era Sting. È qui che entra in gioco il personaggio. Considerando il grande appeal, dovrebbe solo essere da sfruttare. E non perché lui dovrebbe stare a cena con i toscani o con chi andrà nella sua dimora, o perché dovrebbe fargli un concertino privato. Ma semplicemente perché sta ponendo una firma su un territorio, dicendo: “io sono qui, io vivo qui, io lavoro qui, ma soprattutto io produco qui”.

          • Guardi Carbonelli, lei accusa me di non capire, ma a me pare che chi finge di non capire sia lei.
            Prima di tutto, è lei che sul mio blog http://www.alta-fedelta.info ha postato nei commenti un richiamo al suo scritto, a intendere che fosse una risposta al mio pezzo (http://blog.stefanotesi.it/?p=2874) sul caso Sting.
            Secondo, lo ha fatto a sproposito, oppure a bella posta, travisando o fingendo di travisare il senso del mio scritto, in cui il caso Sting era strumentale per un discorso di costume ben più ampio.
            Terzo, perchè, come appare chiaro a chi legga il pezzo medesimo, io non accusavo Sting (che peraltro fa cose che si fanno in tutto il mondo, Italia compresa, da vari decenni prima che cominciasse a farle lui), ma in generale chi abbocca alle esche che lo star system alimenta.
            Quarto e ultimo: si informi meglio. L’attività di Sting non è impresa turistica, ma agrituristica, che in Italia è soggetta a un regime piuttosto diverso, legato alla natura agricola dell’attività principale dell’azienda, appunto agricola (art. 2305, se non erro, del c.c.). Le – lecite e oneste, intendiamoci – attività di intrattenimento degli ospiti che egli svolge ricadono, almeno per quanto riguarda la parte “in campo”, sotto quelle agricole e agrituristiche, con una speciale disciplina. Insomma, sono cose diverse.
            In definitiva: l’indignazione (che parolona, io lo chiamerei compatimento) che lei critica e che si è sollevata non è indirizzata verso ciò che fa Sting, ma verso il costume un po’ patetico di certa gente che è così soggetta al giogo di mode-marchi-vip-credenze-paraocchi da prendere per originale, e pagare fior di soldi, qualsiasi banalità gli venga sottoposta dal venditore di turno.
            Saluti, S.T.

          • Luca Carbonelli ha detto:

            Stefano, io ho ripreso il suo post proprio perché spiega sopra le parti una delle attività della struttura di Sting e le caratteristiche di un suo prodotto. Assolutamente non era una polemica, anzi, per riprendere un post della rete vuol dire che lo ritengo interessante e autorevole il suo autore. Detto ciò, la struttura di Sting ospita turisti per soggiorni. Poi offre altre attività tra cui quella in oggetto. La chiami come vuole.

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