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"Come va, in Emilia" - Il Salotto del Caffè

“Come va, in Emilia”

Quando qualcuno mi chiede come va “lì dal terremoto”, sono sempre un po’ in difficoltà: dipende, dico di solito. «Molta gente è tornata in casa, la maggioranza direi.» «Va meglio, allora» mi dicono. Dipende, dico. Di solito il mio interlocutore è perplesso. «Dipende?» Sì, dipende.

Quando devo esprimere con una metafora l’effetto del terremoto sul tessuto produttivo, dico «provate a immaginare un Monopoli. Siamo a metà del gioco. Qualcuno vince, qualcuno perde, qualcuno vivacchia. Ad un certo punto, qualcuno urta violentemente il tavolo. Si spostano le pedine. Le carte si mescolano. La banca ha tutti i soldi sparpagliati. Allora si ricomincia, perché non si può azzerare tutto. Ma molti non hanno più le carte, gli alberghi e le case di prima. Altri hanno paradossalmente di più». Che poi questi ultimi si riducono alle imprese di (ri)costruzioni.

È sempre abbastanza triste il momento in cui si mettono via le lucine di natale. A San Felice quest’anno di più. Perché se il tuo centro storico è morto, è moribondo anche il cuore del commercio. Molti negozianti hanno cercato di salvare le attività travestendosi da mercatini dell’Alto Adige, con casette in legno di pino che pare di stare a Vipiteno. Ma qui la gente ha poca voglia di vin brulè e tra le attività non c’è mai la ressa, anzi. Chi ha voglia di fare compere, nell’anno della crisi più pesante, e di farle anche in negozi che ricordano ancora una volta la sfiga nella sfiga? Non sono mai stato affezionato a nessun posto, io, non faccio testo. Ma non riesco a biasimare le persone che fanno venti chilometri in auto e vanno a Modena, Bologna o Ferrara, fuori dal cosiddetto cratere sismico, che già la parola non ispira nulla di buono.

Cosa succederà ora, finite le feste? Qualcuno cerca di organizzarsi in piccoli centri commerciali provvisori, appena fuori il centro. Francamente io non ci credo a queste cose artificiali. Alle persone piaceva andare a comprare nei piccoli negozi proprio perché non erano i centri commerciali. Ma il centro sembra bloccato da una maledizione di locali agibili e inagibili a macchia di leopardo, insabbiati nel circolo vizioso “non ricostruisco perché non so se ne vale la pena vs non ci ritorno perché non ricostruiscono vs non ci vado a fare compere perché non è aperta la maggior parte dei negozi”.

Il Monopoli sembra arrivato a un punto morto. I commercianti non sembrano avere idee, le loro associazioni spesso non sono d’accordo tra loro. Le competenze di marketing si fermano a qualche volantino con scritto “abbiamo riaperto in quell’altro posto”. Non avevano nessun contatto digitale con i loro clienti, e ora che il contatto fisico si è interrotto, sono spaesati.

«Come va?» Temo che la risposta definita la avremo solo a dicembre dell’anno prossimo. Chissà quante lucine saranno accese.

Qui trovate tutte le info e gli aggiornamenti terremotosanfelice.org

Gianluca Diegoli

Gianluca Diegoli, bocconiano, 44 anni, combatte professionalmente da sempre in medie e grandi aziende al pericoloso confine tra marketing online e offline. È consulente indipendente in strategia online, blogger dal 2004 su minimarketing.it. e scrittore. Dopo "91 tesi per un marketing diverso", è in libreria con "Vendere Online" per Il Sole 24 Ore. Nel 2011 ha inoltre scritto capitoli per alcuni libri su comunicazione "dal basso", social business e turismo online.

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