Bandi startup: tempi, costi, dinamiche

Quella che segue è una cronaca dei fallimentari successi di una startup napoletana nel famigerato mondo dei finanziamenti pubblici alle imprese… ovvero, come salvare il bando Startup cambiando le regole di accesso ai fondi.
In questo post vorrei raccontarvi le mie recenti esperienze di ‘startupper’, cercando di attenermi quanto più possibile ai fatti (documentati) e proponendo alcune semplici considerazioni. Partiamo dal principio, dal primo, meno noto, bando per startup: il Bando Start-up – Legge 46/82 FIT (meglio noto come FIT Start-up).

Bandi startup: dinamiche, tempi, costi, speranze

Prima puntata: Bando FIT Start-up

Si tratta di una iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico, avente come obiettivo quello di “…agevolare programmi di sviluppo sperimentale, comprendenti eventualmente anche attività non preponderanti di ricerca industriale, attuati da imprese start up.

Noi di Meetecho decidiamo di partecipare e sottomettiamo la domanda entro il termine previsto del 21 gennaio 2010 (ricordate questa data, gennaio 2010). Il bando prevedeva i seguenti criteri per stilare la graduatoria:

criteri

Ebbene, che ci crediate o meno, la famigerata graduatoria viene finalmente pubblicata, con Decreto Ministeriale, in data 19 aprile 2011! Sono passati 15 mesi dalla sottomissione della domanda, ma, come si dice, meglio tardi che mai. Con nostro sommo piacere, Meetecho è ben piazzata in graduatoria, risultando agevolabile con fondi PON:

graduatoria

Adesso, voi cosa fareste se doveste ricevere una comunicazione di accesso ai fondi quale quella sopra riportata? Immagino che vi predisporreste a ricevere il decreto di concessione delle agevolazioni ed a pianificare al meglio il lavoro da fare. Ebbene, questo è quello che abbiamo fatto noi. Il problema è che l’attesa non solo è durata un altro anno e mezzo, ma è terminata nel modo più inaspettato possibile. Dopo aver sollecitato il Ministero a più riprese, abbiamo infatti ricevuto, in data 11 ottobre 2012, la seguente comunicazione ufficiale:

comunicazione

Sì sì, avete letto bene, il Ministero ci preavvisa del fatto che la nostra domanda sarà ‘rigettata’, dato che il blasonatissimo “Comitato Tecnico per l’Innovazione Tecnologica” ha espresso il seguente, circostanziato, parere negativo sulla nostra idea di progetto:

parere

Essendo da tempo un sostenitore convinto dell’epoché husserliana, eviterò di commentare la ‘rudezza’ del giudizio del Comitato, limitandomi a riportare l’incipit delle nostre 10 pagine di risposta formale alla comunicazione del Ministero.

risposta

Nessuno di noi faceva ormai grosso affidamento sulla possibilità di controvertere il verdetto del Comitato. La nostra risposta era stata dettata più dall’orgoglio che non dall’effettiva fiducia nell’utilità dell’azione. Anche perché, a ben tre anni di distanza dalla partenza del bando, i nostri obiettivi e le noste priorità, come azienda, erano totalmente cambiati rispetto a quanto indicato nella proposta iniziale. Il 100% del programma ipotizzato a suo tempo era stato realizzato con le nostre risorse, i nostri sforzi e le nostre energie, a testimonianza del fatto che il nostro capitolato tecnico non era poi tanto campato in aria.

Il 6 dicembre 2012, però, arriva un’ulteriore comunicazione del Ministero, che ci fa prima sorridere…

comunicazione2

…sorridere perché c’è scritto che:

  • il 18 ottobre 2012 il blasonatissimo Comitato Tecnico è stato soppresso;
  • il Ministero ha ritenuto condivisibili le nostre controdeduzioni;
  • il Ministero ammette il nostro programma alle…

…alle, udite udite, alle…

riammissione

In pratica, l’erogazione delle agevolazioni è subordinata alla immissione in azienda di ben 100.000 Euro in mezzi freschi, vale a dire soldi liquidi resi disponibili, di tasca propria, dai soci. Il concetto è quello di garantire la copertura del rischio, e di farlo con le risorse ‘fresche’ dei soci (il che rende del tutto impraticabili, ad esempio, soluzioni quale la ricapitalizzazione degli utili dell’azienda).

In conclusione, il 6 febbraio 2013 firmiamo finalmente il decreto di concessione delle agevolazioni, un decreto che abbiamo messo in cornice, a futura memoria, come esempio eclatante di mancanza di tempestività, di approssimazione nelle procedure e di disorientamento del Ministero dello Sviluppo Economico:

ministero

Inutile ribadire che i 100.000 euro ‘freschi freschi’ non li abbiamo mai raccolti e che il finanziamento non l’abbiamo potuto sfruttare. Ah, dimenticavo una piccola nota di colore. Quando ci siamo recati a firmare il sopramenzionato decreto, l’ufficiale incaricato si è complimentato con noi, dicendoci che, fino a quel momento, eravamo gli unici che erano riusciti a completare l’intero iter di valutazione, giungendo all’agognato momento della firma dei documenti di concessione! Non male, come risultato, no?!

Seconda puntata: il bando MIUR ‘Startup’

Non contenti dell’esperienza relativa al bando FIT, quando il 13 marzo 2013 il MIUR pubblica, con il D.D. 436, il nuovo bando Startup, noi di Meetecho ci rimettiamo in gioco, partecipando alla competizione con alcune delle nostre idee di progetto. A spingerci a farlo sono, da un lato, il nostro inguaribile ottimismo, dall’altro, la fiducia concessa al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed al suo sforzo evidente di migliorare l’intero processo di pianificazione, di distribuzione e di gestione dei finanziamenti pubblici, nell’ambito del cosiddetto Piano di Azione e Coesione. L’idea dei ritardi.0, in particolare, ci affascina e ci stimola.

Le premesse sono buone e vengono effettivamente confermate. A poco più di due mesi dalla sottomissione delle proposte, il 19 luglio 2013, il MIUR pubblica i Decreti di approvazione delle graduatorie, per tutte e quattro le linee di finanziamento (Big Data, Cultura ad impatto aumentato, Social Innovation Cluster, Contamination Lab). Meetecho se la cava alla grande, risultando in graduatoria con ben tre proposte, su tre linee differenti. Ora non tocca che aspettare la selezione, tra i “soggetti ammessi”, di quelli effettivamente “ammessi ai finanziamenti” (quanta importanza in quel complemento di termine!). Anche in questo caso, la risposta non tarda ad arrivare: il 12 novembre 2013 il MIUR pubblica la graduatoria definitiva, contenente 39 progetti vincitori, finanziati con uno stanziamento totale di oltre 24 milioni di euro. Noi ci siamo, con una proposta sulla linea ‘Social Innovation Cluster’.

Fino a questo punto, tutto rose e fiori. Nel giro di pochi mesi (tra maggio e novembre) abbiamo ‘quasi’ completato l’intero iter di valutazione. Se solo penso ai tempi biblici del precedente bando, mi viene quasi da sorridere. L’ultimo atto riguarda il Decreto di ammissione ai finanziamenti, documento redatto il giorno prima di Natale (24 dicembre 2013) e che noi riceviamo tramite comunicazione ministeriale il giorno dopo della Befana (7 gennaio 2014).

capitale

Il decreto recita più o meno così:

decreta

Tutto molto bello…ma c’è una frase che suona quasi come un campanello d’allarme, quel:

nella misura, forme, termini, modalità e condizioni previste dall’Avviso, secondo quanto
contenuto nella scheda progetto allegata al presente Decreto (Allegato 1), parte integrante
e sostanziale del presente Decreto.

Andiamo quindi ad aprire l’Allegato 1…

capitale

Doh! Ci risiamo…il Ministero ci concede le agevolazioni, ma, ancora una volta, ci chiede l’immissione di questi benedetti ‘mezzi freschi’, pena l’esclusione dalla graduatoria. E questo lo fa con tutte le aziende coinvolte nel consorzio che aveva presentato l’idea di progetto. Da una rapida analisi delle richieste del Ministero, tra l’altro, riusciamo a ricavare il ‘difficilissimo’ algoritmo applicato per determinare l’entità dell’apporto: per tutte le aziende partecipanti, la richiesta di mezzi freschi copre, in toto, la quota di cofinanziamento prevista dal bando.

Nel caso dell’azienda capofila, poi, si è deciso di accollarle anche la quota di cofinanziamento relativa all’ente di ricerca, coinvolto nel consorzio per coprire gli aspetti più squisitamente speculativi della proposta. Il ragionamento effettuato dalle banche in occasione della cosiddetta verifica di sostenibilità economica dell’iniziativa è, effettivamente, semplice e lineare: le iniziative sono sotenibili se e soltanto se le aziende coinvolte provvedono a coprire, in anticipo, e con mezzi freschi, l’intera quota di cofinanziamento. Ora, è ovvio che il ragionamento non fa una piega, se l’ottica è quella di minimizzare il rischio assunto dall’ente finanziatore. E’ pur vero, d’altro canto, che la tecnica proposta si sposa male con il concetto dello Stato che si cala, per quanto possibile, nel ruolo maieutico dell’incubatore di nuove idee innovative e di catalizzatore della crescita industriale del sistema paese.

Volendo entrare un po’ più nel merito, poi, ci sarebbe da dire che la richiesta di anticipare l’intero cofinanziamento a tutti gli effetti smentisce le intenzioni stesse del Ministero, il quale aveva ufficialmente previsto (si veda, a tal proposito, la FAQ ufficiale sul sito PONREC) la possibilità di cofinanziare in natura, vale a dire con il contributo dei soci in qualità di ‘lavoratori’ della propria azienda:

FAQ

La mia prima reazione, alla ricezione della comunicazione del Ministero, è stata quella di mandare tutto all’aria, senza perdere nemmeno più un minuto con questa (nonché con qualsiasi potenziale futura) iniziativa del Ministero. Partecipare ad un bando non è cosa facile, e chi ha esperienza di progetti, nazionali e non, questo lo sa bene. Occorrono, innanzitutto, le idee. Bisogna, poi, mettere in piedi un consorzio credibile. Infine, si deve produrre la documentazione (tecnica ed amministrativa) di progetto. Noi di Meetecho dedichiamo una buona dose di energie a questo tipo di attività, avendo partecipato, negli ultimi anni, ad un discreto numero di progetti in ambito nazionale ed europeo. La rabbia iniziale l’ho smaltita con un tweet un po’ provocatorio, inviato, per conoscenza, a Fabrizio Cobis, manager presso il MIUR e responsabile della gestione dell’intero Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013:

Cobis, che è, tra l’altro, uno dei principali fautori dello slogan ritardi.0, mi ha risposto praticamente subito, chiedendomi delucidazioni e dicendomi che, a suo parere, il bando era chiaro su questi aspetti:

Alla mia risposta sull’inopportunità della richiesta di immissione di mezzi freschi…

…ha fatto seguito un invito esplicito ad un incontro chiarificatore

Chapeau per Cobis, il quale ha confermato di essere senz’altro aperto al confronto, nonché rapido nel prendere iniziativa. L’incontro, che si è effettivamente svolto venerdì scorso, a Roma, presso la sede del Ministero, è stato stimolante e fruttuoso. Il nostro interlocutore ci ha informati di aver ricevuto molte ‘richieste di chiarimento’ nello stesso stile della nostra e ci ha chiesto di formulare proposte concrete volte, da un lato, alla risoluzione dell’impasse venutasi a creare per le imprese (non solo la nostra), dall’altro, a tutelare le giuste esigenze di protezione dell’investimento di fondi pubblici da parte del Ministero. Noi, in realtà, di proposte concrete, in mente, già ne avevamo. Ne riporto una su tutte, forse la più banale, ma anche la più intuitiva, nonché semplice da realizzare, a mio modo di vedere:

1. Il Ministero non concede anticipi alle aziende se non a fronte di fideiussione bancaria;
2. Il monitoraggio dei progetti procede, come per tutti i PON, per Stati Avanzamento Lavori (SAL)
semestrali;
3. Le aziende finanziate sostengono, con le proprie risorse, i primi sei mesi di progetto;
4. Alla scadenza del primo SAL, il Ministero verifica la coerenza sia del piano di sviluppo sia della
rendicontazione dei costi;
5. Se tutto quadra, entro un mese dal primo SAL (qui la tempestività risulta, ancora una volta,
cruciale), il Ministero provvede alla erogazione della prima tranche di finanziamento;
6. Il processo si ripete per i successivi SAL.

La semplice proposta abbozzata nella lista precedente garantisce, in effetti, che il finanziamento sia protetto, sin dall’istante zero delle attività di progetto. Il Ministero, nel caso peggiore, ci perderebbe ‘solo’ le risorse investite nelle attività di monitoraggio dei primi sei mesi di progetto (o di un successivo intervallo, sempre della durata massima di un semestre). Le aziende si impegnerebbero a sostenere, in anticipo, i costi di al più un semestre di lavoro, potendo, tra l’altro, inserire nelle rendicontazioni sia la quota di cofinanziamento ascrivibile ai costi del personale dipendente, sia quella relativa alle prestazioni in natura offerte dai soci. La reazione di Cobis alla mia proposta non è stata per nulla scomposta. Anzi, direi che lui ha addirittura rilanciato, dicendo che, a suo modo di vedere, più che il classico ‘monitoraggio’, risulta, in questo caso, fondamentale, mettere in piedi attività di ‘tutoraggio continuo’ delle imprese da parte di esperti individuati dal Ministero. A testimonianza di questa sua convinzione, un tweet inviato il giorno successivo, che recita così:

 

Ci siamo lasciati con la promessa di proseguire il confronto. Io mi sono offerto, tra l’altro, di fare da collettore di proposte provenienti dalle altre startup coinvolte nel bando. A tal proposito, invito chiunque abbia idee, proposte, o commenti, a contattarmi senza esitazioni (spromano[at]meetecho[dot]com, @spromano su twitter). Come si dice a Napoli, “Quante cchiù simmo, cchiù belle parimme! (Più siamo e più ci divertiamo)” Dal canto mio, prometto di tenervi informati sull’evoluzione della cosa. Stay tuned!

Simon Pietro Romano

Simon Pietro Romano è un ricercatore in Ingegneria Informatica presso
l'Università Federico II di Napoli, dove insegna Reti di Calcolatori
ed Applicazioni Telematiche. Da sempre impegnato in attività di
trasferimento teconologico vesro le imprese. Nel 2009 fonda Meetecho, uno spin-off
accademico in cui confluiscono le attività di ricerca da lui condotte,
insieme con Alessandro Amirante, Tobia Castaldi e Lorenzo Miniero
(suoi ex studenti divenuti, per scelta e per passione, ricercatori
'precari' della Federico II) nell'ambito delle applicazioni real-time
multimediali.

Lascia un commento

Your email address will not be published.